I locali della movida: è giusto chiudere

Giù le saracinesche in via Battisti e Pescara Vecchia dopo l’affollamento di sabato notte: «La salute pubblica va tutelata»
PESCARA. Chiudono i locali della movida. Fino a data da destinarsi. Il tam tam da un locale all’altro della città in poche ore e alla fine in tanti, non tutti, ieri sera hanno deciso di aderire allo stop totale anche se il decreto ministeriale non lo ha imposto ai ristoranti.
La decisione, quasi unanime, lanciata via whatsapp o dai social, andava presa. Per proteggere se stessi e il resto della comunità, in tempi di coronavirus dilagante e inarrestabile. Pescara come una piccola Wuhan, negli ultimi giorni. Ed è stata una decisione «autonoma e responsabile», quella degli esercenti, di chiudere i confini commerciali della movida.
Da via Battisti e dintorni, dove quasi tutte le attività hanno aderito allo stop, a Pescara vecchia, i titolari di ristoranti e coktail bar hanno deciso di abbassare le saracinesche «per responsabilità sociale, per tutelare la salute di tutti».
Prima i locali del centro, poi il lido balneare Nettuno (saccheggiato dai ladri nei giorni scorsi) e poi da via delle Caserme e corso Manthonè, Darò e Chiodo Fisso, fanno partire l’appello «a unirsi a noi» in rete. Comincia Leo Sfamurri, del ristorante Chiodo Fisso: «La situazione sta peggiorando, tenere aperto il locale con 60 coperti a sera, ridotti a 25 durante l’emergenza nel rispetto delle distanze, significa estendere un eventuale contagio a tutta la comunità. Questa decisione ci costa un danno economico ingente, ma prima chiudiamo tutti responsabilmente, prima riapriamo e ripartiamo». Non ha senso allungare l’agonia: «Spero che altri ci seguiranno».
Locali chiusi fino a quando «l’emergenza non sarà passata», giorni, settimane, chi lo sa. Ma non si poteva «continuare a macinare coperti, a stare seduti uno accanto all’altro» anche nel rispetto delle distanze di sicurezza, un metro d’ordinanza. Direttive mai rispettate veramente. Che senso ha chiudere le scuole e le università, se poi gli studenti si riversano, e si accalcano, nei fast food e nelle birrerie alla moda per passare il tempo tutti insieme?
Accadeva sabato sera in centro. L’ultima sera, prima dello stop deciso ieri, di divertimento e spensieratezza per centinaia di giovani, tanti universitari provenienti anche dalla Puglia, che chiacchieravano, amoreggiavano e degustavano calici di vino bianco o birra seduti, uno accanto all’altro, seduti sotto i “funghi” riscaldati, ai tavoli (distanziati ma mai abbastanza) dei tanti localini trendy tra via Battisti, piazza Muzii e via De Cesaris. I ragazzi hanno il ciuffo ribelle e le ragazze sono elegantissime sul tacco vertiginoso e le gambe scoperte. Francesca Di Norscia, 21 anni, gonfia i palloncini a forma del numero 22, tanti quanti sono gli anni festeggiati sabato dall’amica Benedetta Sfamurri, ex militare dell’Aeronautica. Entrambe pescaresi, hanno preferito «stare all’aria aperta» per fronteggiare meglio il virus killer. Paura? «Sì, andiamo a fare la spesa con la sciarpa sulla bocca» per non indossare la fastidiosa mascherina. E non dimenticano mai «il flacone dell’amuchina in borsa». Rosave Traficante, vulcanica responsabile di sala del Gatsby, e Andrea Gelsumino, bartender di “Alle Spezie” (entrambi i locali gestiti da Pierluigi Pasetti) hanno deciso di esorcizzare con un bacio la psicosi da Covid 19. Camilla De Dominicis, studentessa universitaria di San Salvo, pierre, igienizza i tavoli e accoglie gli ospiti: «Non si può bloccare l’economia di una città, dobbiamo reagire». Al Caffè Ideale ci scherzano su: «Corona senza virus, 3,50 euro» riferendosi alla bibita più amata col lime.
A mezzanotte entra nel locale Stefano Vizioli, 20 anni, pescarese, figlio di farmacisti, studente di economia e finanza alla Bocconi di Milano, col gruppetto di amici, Cristian Terenzio, Luca Camplone, Enzo Piersante e Ludovica Manella. Le loro tranquillità di studenti minate dal virus. Vizioli è tornato a Pescara da Milano «il giorno prima della chiusura dei confini. Sto bene, ho terminato la mia personale quarantena, ma non ho ancora visto i miei nonni: ho paura più per loro». L’amica Ludovica, studentessa di Giurisprudenza a Bologna, è sicura: «Non possiamo sigillarci in casa e non vedere più nessuno: speriamo che l’Abruzzo sia pronto a fronteggiare l’emergenza».

