I macchinari dismessi donati ad Addis Abeba

Sei apparecchi per la diagnosi dei tumori in viaggio per l’ospedale Kadisco Lombardo (Lilt): «Per noi non sono più moderni, ma in Etiopia salveranno vite»
PESCARA. Per l’ospedale di Pescara sono macchinari «obsoleti», «fuori uso» e «da smaltire» anche se ancora «funzionanti». Ma quelle 6 apparecchiature dismesse dal reparto di Anatomia patologica diventeranno una «risorsa» per l’ospedale Kadisco di Addis Abeba in Etiopia. La Lilt (Lega italiana per la lotta ai tumori) porterà i macchinari in Africa per un progetto di prevenzione e cura dei tumori della mammella e del collo dell’utero. Un viaggio della speranza lungo più di 7 mila chilometri che fa parte di un progetto di collaborazione internazionale tra la Asl di Pescara, la Regione Abruzzo e il governo etiope.
Se non ci fosse stata la Lilt e se il suo presidente Marco Lombardo, una vita passata a dirigere il reparto di Oncologia, non avesse fatto richiesta di utilizzare i macchinari dismessi ma ancora efficienti, adesso, quelle apparecchiature sarebbero finite in un sottoscala dell’ospedale in attesa di finire in discarica come rifiuti speciali. «E invece», spiega Lombardo, «questi apparecchi serviranno a mettere in piedi un laboratorio di anatomia patologica ad Addis Abeba. Si tratta di macchinari dismessi solo perché sono stati sostituiti da dispositivi più sofisticati, ma in Africa non ce ne sono affatto e, quindi, avere a disposizione tali strumentazioni è assai importante per fronteggiare due piaghe sociali: purtroppo, in Etiopia, la prevenzione non esiste quasi per niente e tumori alla mammella e al collo dell’utero sono enormemente diffusi».
Da Pescara partiranno per Addis Abeba due centraline per inclusione con dispensatore di paraffina, un processatore per tessuti, un microtomo criostato e due stufe: sei macchinari al prezzo simbolico di un euro. «Le apparecchiature, sebbene ancor funzionanti», attesta una relazione della Siemens e della Philips che ne curano la manutenzione, «sono obsolete e soprattutto non più funzionali alle esigenze operative e sono state già sostituite da apparecchiature di moderna tecnologia che meglio si confanno alla grande mole di lavoro del reparto diretto da Giulia Sindici».
Il progetto è già partito: medici e infermieri etiopi hanno partecipato a corsi all’ospedale di Pescara per imparare a riconoscere i tumori in tempo e curarli. «Ora», dice Lombardo, «è necessario partire anche con la diagnostica e la terapia e, per questo, i macchinari dell’ospedale saranno utili. Il progetto non finirà qui: continueremo a tenere corsi per medici e paramedici africani e, laddove ci fossero diagnosi incerte, saremo pronti a intervenire per ottenere responsi sicuri». Lombardo sa che non sarà facile battere le malattie in un contesto segnato dalla povertà: «Ci vorranno almeno 10 anni per avere i primi risultati della prevenzione delle malattie oncologiche. Ma in questi anni non si farà solo prevenzione: ci saranno anche diagnosi e cure».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

