I medici di base: dateci i tamponi

6 Maggio 2020

Richiesta alla Regione: così sgraviamo l’ospedale e scoviamo più malati possibile

PESCARA. Tamponi negli studi dei medici di famiglia, o nelle strutture sanitarie territoriali, per scovare quanti più malati possibili e per «alleggerire» l'ospedale di Pescara dal carico di lavoro dettato dall'emergenza coronavirus. Possibilità per i medici di base di accedere alle cure Covid da prescrivere ai pazienti, attualmente appannaggio dell'azienda sanitaria.
LE PROTEZIONI Necessità di dotare i professionisti in trincea sul territorio di mascherine chirurgiche, Ffp2, guanti, occhiali e camici monouso per fronteggiare i pericoli delle visite a domicilio, o in studio, ai tempi della pandemia. Sono queste le richieste, avanzate nero su bianco, alla Regione Abruzzo e alla Asl di Pescara dallo Smi, Sindacato dei medici italiani, sezione regionale diretta da Silvio Basile, con 50 associati dei 300 medici di famiglia facenti capo alla azienda sanitaria pescarese. Secondo Basile, la fase 2 dell'epidemia «va contrastata dando maggiore risalto alla medicina territoriale, cosa che finora non è stato fatto e di ciò siamo fortemente preoccupati, i nostri consigli sono stati ignorati, le nostre posizioni marginalizzate».
L’EMERGENZA Per i medici di famiglia, che «l'emergenza non debba essere trattata solo dall'ospedale con il rischio, come accaduto, di rimanerne travolto», ma spalmata nella rete territoriale: studi medici, distretti sanitari, guardie mediche, anche per alleviare la pressione che grava sulla struttura centrale operativa, il Santo Spirito nel caso di Pescara. Basile sostiene che «non ci è stato consegnato l'accesso alle cure Covid che possono dare benefici ai pazienti, soprattutto nelle prime fasi della malattia. Una di queste terapie allo studio è la combinazione tra idrossiclorochina e antibiotici che può impedire l'evoluzione dell'accelerazione della cascata infiammatoria. Con una circolare regionale ci è stato impedito l'utilizzo di questa terapia, in uso solo dagli specialisti ospedalieri».
IL PLASMA E per quanto riguarda la terapia che impiega il plasma dei pazienti guariti per contrastare la pandemia? Basile: «Il plasma non è sicuramente la cura per tutti, si ha necessità di averne quantitativi importanti per malati gravi. Ma sono positivi i risultati ottenuti dalle sperimentazioni negli ospedali di Padova, Mantova e Pavia». La terapia al plasma sta per essere avviata anche nelle strutture sanitarie pugliesi, come ha annunciato il presidente della Regione Michele Emiliano. Altro passaggio salvavite cruciale rivendicato dallo Smi, è l'utilizzo dei tamponi negli ambulatori dei medici di famiglia. Basile: «Tamponi, rilevazione dei contatti, isolamento dei casi sospetti, trattamento a domicilio. In questo modo avremmo potuto, e potremmo, seguire tanti altri pazienti, sgravando il peso alla struttura ospedaliera centrale». Indice puntato dal sindacato dei medici contro la carenza, fin dall'inizio dell'emergenza, dei dispositivi di sicurezza «che in molti casi abbiamo acquistato di tasca propria».
Nulla da eccepire, se non fosse che «troppo spesso siamo stati in difficoltà durante le visite a domicilio. Fortuna che siamo riusciti a evitare gli assembramenti negli ambulatori», facendo anche ricorso alle prescrizioni online, e solo «due medici si sono ammalati di Covid nel pescarese, ma ora stanno bene».
I CANTIERI Altro argomento spinoso è il ritorno degli operai nei cantieri, previo certificato di rientro richiesto dai titolari delle imprese. Sulla questione è buio fitto. «Non ci sono direttive chiare in merito e senza un tampone nessun medico potrà certificare l'idoneità delle maestranze che possono tornare al lavoro nei cantieri», conclude il presidente del sindacato che è anche medico di base ad Alanno e referente dell'unità complessa di cure primarie di Scafa.