I medici di famiglia: pronti allo sciopero

Le richieste alla Regione: «Siamo pochi e mancano i fondi, troppi ritardi da parte dell’assessorato regionale alla Sanità»
Pochi medici di base, mancata sostituzione dei pensionamenti e rischio per le ex guardie mediche, definite oggi di continuità assistenziale, di dover restituire le somme percepite come indennità. È un paradosso, quello evidenziato dai sindacati di categoria, che hanno proclamato lo stato di agitazione: cresce il lavoro sul territorio, ma diminuiscono risorse e organizzazione. Le motivazioni della protesta sono state ampiamente illustrate ieri a Pescara dai rappresentanti abruzzesi della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), dal Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) e dal Sindacato medici italiani (Smi). Nelle prossime settimane sono in programma scioperi e manifestazioni «in considerazione dei non più tollerabili ritardi, da parte dell’assessorato regionale alla sanità, nel dare disposizione alle Asl abruzzesi di interrompere il recupero delle somme percepite dai medici di guardia». Solo una delle criticità evidenziate, che hanno portato i medici di famiglia a scendere in piazza.
RECUPERO INDENNITà
«Abbiamo evidenziato le criticità in cui si trova a dover operare la nostra categoria nella regione Abruzzo», afferma Mauro Petrucci, segretario regionale Fimmg, «in particolare, i medici della continuità assistenziale rischiano di dover restituire alla Regione le somme di indennità di rischio che, secondo alcune norme interpretative, non spettavano». La vicenda risale al 2017, quando la Procura della Corte dei Conti ha inoltrato alla Regione una richiesta di chiarimenti in merito alla corresponsione della cosiddetta "indennità di rischio".
«La Regione ha comunicato immediatamente alle Asl di interrompere l’erogazione delle indennità preannunciando il recupero delle somme già pagate», spiegano Fimmg, Snami e Smi, «a fronte delle nostre rimostranze per l’iniquità del provvedimento, che vedeva i colleghi subire un ingiusto danno economico, che in alcuni casi ammonta a decine di migliaia di euro, l’allora giunta regionale ha avviato un percorso per trovare una soluzione, che non ha dato esito positivo». Ne è nato un contenzioso giudiziario, con varie cause, fino all'approvazione, a giugno 2023 della "norma Pagano", su proposta dell'onorevole Nazario Pagano, che ha esteso a tutti i medici convenzionati l’esonero alla restituzione di quanto loro corrisposto fino al 31 dicembre 2020. «Norma mai applicata dalla Regione Abruzzo», affermano i sindacati, «nonostante i nostri interventi».
CARENZA DI PERSONALE
Alla base della protesta anche la carenza di personale «e le mancate risposte», sottolinea Petrucci, «alle nostre richieste per avere personale di studio e per il reintegro dei colleghi che vanno in pensione nelle medicine di gruppo e a tutte quelle opportunità che dovrebbero migliorare la qualità del servizio che siamo chiamati ad erogare». Difficoltà che, secondo i sindacati dei medici «aggravano il problema della carenza di personale medico, a cui si sommano altre criticità come le molte differenze di interpretazione e applicazione degli accordi vigenti, sia nazionali che regionali, tra le varie asl, fortemente condizionate dai loro notevoli deficit di bilancio che vedono utilizzare, a volte impropriamente, fondi destinati alla medicina del territorio a copertura di altri settori. Un esempio eclatante è il mancato reintegro, soprattutto nella Asl dell’Aquila, nelle forme associative che operano sul territorio dei medici andati in pensione, con la conseguente perdita del relativo budget che potrà comportare difficoltà nella costituzione delle aggregazioni funzionali territoriali: nuove forme associative che dovrebbero migliorare l’assistenza su tutto il territorio».
PIU' FONDI PER I SERVIZI
«Tutto questo», hanno ribadito Fimmg, Snami e Smi, «a causa di una programmazione sanitaria regionale che persegue solo annunci e spot, come gli ultimi che vedono l'assessorato impegnato a promuovere le farmacie dei servizi come Hub vaccinali dimenticando che l’ultima campagna antinfluenzale ha visto come veri protagonisti i medici di famiglia, che hanno eseguito ben l’80% delle vaccinazioni contro il 20% dei centri vaccinali e delle farmacie». Fimmg, Snami e Smi rilevano «incoerenza tra quanto si va proclamando in merito alla centralità del ruolo del medico di medicina generale, chiamato a diventare attore principale nella gestione e tutela della salute nel territorio, e le azioni messe in campo».
Queste le motivazioni alla base della proclamazione dello stato di agitazione, che potrebbe sfociare in uno sciopero di tutti i settori della medicina del territorio. «Abbiamo chiesto», concludono i sindacati dei medici, «anche un'audizione in V Commissione sanità regionale per rappresentare la situazione attuale della medicina generale ed avanzare delle proposte, oltre alla convocazione di un comitato regionale con la presenza del presidente Marsilio».
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