«I medici fuggono dal carcere»

A Sulmona turni massacranti, aggressioni e denunce dai detenuti
SULMONA . Turni massacranti, aggressioni, e anche le denunce da parte dei detenuti. Certo, per i pochi medici rimasti in servizio nel carcere di Sulmona il clima lavorativo è davvero pesante. A segnalare le condizioni in cui i medici sono costretti a operare sono Mauro Nardella, della Uil Pa Penitenziari, e Marcello Ferretti, della Uil Fpl. I disagi, dunque, non riguardano più soltanto la categoria degli agenti penitenziari, ma anche il personale sanitario in servizio nel carcere. «Che la riforma partorita nel 2008, che ha visto spostare le dinamiche legate alla sanità penitenziaria dal Ministero della Giustizia alle Asl territoriali, non abbia prodotto quel miglioramento tanto auspicato delle condizioni di lavoro dei professionisti del campo», dicono, «è sotto gli occhi di tutti. Portare, tuttavia, i medici a superare il limite della sopportazione è un’evenienza che non ci saremmo mai aspettati. Eppure», dicono Nardella e Ferretti, «questo è quello che sta succedendo nel carcere di massima sicurezza di Sulmona». Due medici freschi di nomina, riferiscono i due esponenti sindacali, nel giro di pochissimi giorni dal loro arrivo, hanno deciso di abbandonare il penitenziario peligno.
«Alcuni», aggiungono Nardella e Ferretti, «dicono che la loro scelta sia dipesa da altri incarichi nel frattempo ricevuti, ma il dubbio in ordine alle vere motivazioni che hanno spinto i due professionisti ad abbandonare il campo, resta. Intanto i medici rimasti, quelli cioè che da decenni svolgono il loro prezioso lavoro nel carcere (malgrado alcuni di loro in passato siano stati oggetto di aggressioni e denunce penali da parte dei detenuti), non ce la fanno più, e alla rabbia di alcuni di loro, costretti a operare con contratti da medioevo, si aggiunge quella dei restanti impegnati in turni massacranti, pur di garantire la copertura h24 del servizio e che, in diverse circostanze, li avrebbe portati a restare lontano da casa finanche per 38 ore consecutive».
I due dirigenti sindacali della Uil lanciano «un appello agli organi competenti affinché si impegnino a mettere mano alla deprecabile situazione che si è creata» e, soprattutto, a modificare quella clausola contrattuale che non permette di stabilizzare quei medici «grazie ai quali si sta evitando il collasso del sistema, che pur fornendo un servizio impeccabile con il loro spirito di sacrificio e di abnegazione, tuttora sono da ritenersi precari». (c.s.)

