«I miei confini invalicabili»

Bodei: «Non va manipolato il Dna e non va toccata la sacralità dell’uomo»
di MARY B. TOLUSSO
Ci possono essere diversi “approdi”, più o meno giusti, più o meno superabili, la scienza ne sa qualcosa. Chi approda ha già attivato, in qualche misura, un superamento di limiti, di confini. Ne parla, in questa intervsta, il filosofo Remo Bodei. Confini e approdi dunque, temi declinabili ad argomenti epocali, sia nell’ambito delle migrazioni, sia in quello scientifico. Lo sa bene Bodei, autore di “Limite” (il Mulino), dove le domande aderiscono perfettamente a questi temi. Biologia, morale, religione, ambiente: esistono ancora limiti invalicabili nelle nostre vite? Bodei riflette sui rischi, prova a distinguere i confini, esamina la validità di alcuni rispetto ad altri.
Nel suo libro si chiede in che misura siamo entrati in un mondo dai confini labili e inesistenti.
Dipende dai confini. Ce ne sono alcuni di chiari, come quelli della scienza e della tecnologia. I confini labili sono quelli di tipo morale, politico e per due ragioni: prima avevamo una tradizione che, se anche veniva scartata, era in grado di misurare la distanza dell’errore. Oggi questa tradizione si è dissolta perché gli eventi si succedono in maniera troppo rapida e i pensieri, le abitudini non fanno in tempo a sedimentarsi.
Quindi neppure la morale si sedimenta?
Io la chiamerei una morale provvisoria permanente. Siamo disorientati, non solo dall’accelerazione del tempo storico, ma anche dal confluire di più di civiltà che prima erano separate. Per citare Zarathustra: “Dio è morto” non è un grido di giubilo, anzi. Nietzsche lo fa pronunciare all'uomo pazzo, cioè a colui che ha compiuto un'impresa troppo grande perché Dio non è altro che l'unità di misura indiscutibile delle regole. Distruggendo i limiti che si devono osservare, l'umanità non è in grado di trovare un fondamento roccioso alle sue scelte.
Parlando di territorio, storicamente i confini si sono sempre trasgrediti con le guerre. Non è quindi piuttosto complicato renderli pacificamente aperti?
Il fatto è che con l’Unione Europea vengono neutralizzati i nazionalismi e perciò l'apertura dei confini, per quanto possibile, non provoca dei traumi. Le cose sono cambiate da quando dall'Africa e dalla Cina si sono riversati milioni di profughi. C'è stata una reazione di rigetto che sta cambiando la percezione dei confini. Prima sembrava che si aprissero, mentre ora si stanno di nuovo chiudendo.
L’uomo sembra felicemente attratto da ciò che non conosce, salvo sentirsi a disagio in un mondo estraneo. Non è che scoprire un mondo non è altro che farlo diventare simile a sé?
Era anche l'idea di Novalis, e cioè che l'ignoto sia qualcosa che allo stesso tempo ci attrae e ci respinge. Noi però dobbiamo continuamente far diventare l'ignoto noto, quindi spostare assiduamente i confini della conoscenza. In tal senso la fisica ci sta dando risultati eccezionali.
Conosciamo il 5 per cento ma molto dipende dalla materia, pensiamo alle neuroscienze, in questa prospettiva lo "spirito" dovrebbe avere sempre meno importanza, mentre si assiste a un esubero di dogmi.
Del cervello non si è riusciti a capire tutto, quando le reti neurali si formano, la materia e lo spirito si confondono, cioè la natura e la cultura perché ciascuno di noi ha un cervello diverso che si modifica in base all'esperienza e alla conoscenza. Per quanto riguarda i dogmi invece dobbiamo ricordare che viviamo in una civiltà di massa e le reti di comunicazione, oggi, sono in grado di creare una grande disinformazione e confusione.
Oggi i limiti geografici li conosciamo tutti, i limiti da superare sono altri. Che ne pensa dell'ingegneria genetica e delle biotecnologie?
Ne penso tutto il bene, come le ho chiamate nel mio libro rappresentano un antidestino, rendono possibile quelle cose che prima erano severamente vietate dalle leggi insindacabili della natura o di Dio. Chi avrebbe mai immaginato la fecondazione artificiale? O il trapianto d'organi? I limiti della longevità stanno aumentando. Oggi la ricerca sui telomeri conduce a un allungamento della vita straordinario, pare che il segreto stia tutto in queste stringhe di cellule».
Ormai i padri assomigliano ai figli. Come possiamo pensare, nel futuro, i mancati confini temporali tra le generazioni?
In realtà a livello fisico le distanze generazionali stanno aumentando, un tempo si contavano quattro generazioni per secolo, mentre oggi se ne contano tre. La questione è che una generazione biologica non coincide con quella culturale. Le mentalità delle diverse generazioni si sono ravvicinate e poi c'è un motivo sociologico: l'autorità dei genitori è diminuita. La famiglia dal punto di vista didattico è diventata un elemento debole, i ragazzi tendono a imparare di più dai coetanei o da Internet. Vogliono restare sempre più giovani, e i vecchi non vogliono invecchiare. Si potrebbe rovesciare quel verso di Shakespeare: la maturità è tutto. Oggi potremmo dire: l'immaturità è tutto.
Secondo lei c’è un confine che non va superato?
Quello della manipolazione del Dna per creare una sorta di body shop dove servirci a piacimento. Soprattutto non vanno superati i confini della sacralità dell'uomo, penso alla tortura, alla crudeltà, alla pena di morte, all'idea di considerare gli altri come una proprietà.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

