I mobili dell’assessore finiscono al capo dei vigili: caso in Comune

2 Luglio 2019

Il dirigente Dezio ordina il contro-trasloco. Scattano gli accertamenti: di chi sono le responsabilità? L’avvocato Di Paolo: il comandante l’ha chiesto all’organo politico. Il sindacato: violazioni da verificare

PESCARA. Trema ancora la poltrona del comandante Maggitti. La vicenda che sta creando imbarazzi e veleni al comando della polizia municipale e non solo, riguarda un balletto di mobili: quelli trasferiti dall’ufficio dell’ex assessore alla Polizia municipale e al Patrimonio Gianni Teodoro all’ufficio del comandante Carlo Maggitti.
DUE TRASLOCHI. Il trasloco avviene il primo giugno, a elezioni concluse e con la giunta Alessandrini che fa i bagagli. A prendere quelle sedie, la poltrona e tutte le suppellettili degne di un ufficio istituzionale qual è quello di un assessore, vengono mandati i vigili, con il carro attrezzi della ditta privata a cui si appoggia la municipale per le rimozioni. Il gruppo di agenti, guidati da un ufficiale, non solo va a prendere i mobili dell’assessore per portarli al comando di via del Circuito, ma fa anche il viaggio al contrario e porta i vecchi mobili del comandante Maggitti nell’ufficio che sarebbe stato occupato dal successore di Teodoro. Ma quel giorno, succede anche che uno dei vigili-traslocatori si ferisca al viso, con un taglio per il quale al pronto soccorso gli vengono messi quattro punti di sutura, con una prognosi di otto giorni.
Quanto basta per far arrivare tutta la storia alle orecchie del sindacato che a quel punto scrive al direttore generale e al segretario generale del Comune chiedendo accertamenti sulla vicenda, e segnalando una serie di presunte irregolarità. Ipotizzando violazioni penali, erariali e disciplinari ravvisabili, secondo il sindacato, in una serie di circostanze. E cioè: l’infortunio dell’agente, le mansioni non proprie in cui sarebbero stati impiegati i vigli chiamati a fare il doppio trasloco di mobili; l’utilizzo del carro attrezzi privato e il danneggiamento dei mobili, patrimonio pubblico, in seguito allo sfregamento sul pianale del carro attrezzi, non idoneo a tale uso. Nella missiva, il sindacato chiede anche di sapere chi abbia autorizzato il tutto, compreso il lavoro straordinario dei vigili per mansioni non proprie. È una segnalazione dettagliata in cui si chiedono chiarimenti e si sollecitano provvedimenti e, in caso contrario, si annuncia anche il ricorso alle autorità competenti. Tutto questo, lo scorso 7 giugno.
IL COMUNE LI RIPRENDE. Nel frattempo, dal Comune, arriva l’ordine del direttore generale di andare a riprendere quei mobili dal comando di via del Circuito e di riportarli nella stanza dell’assessore al Patrimonio, chiunque esso sarà con la nuova giunta Masci. È il terzo trasloco, questa volta a bordo di un camioncino di proprietà del Comune. E iniziano gli accertamenti, considerando anche che la mossa del Comune, di mandare a riprendere i mobili incriminati, diventa un’ammissione implicita di chi, del primo trasloco del primo giugno non era al corrente prima e non era d’accordo dopo. Perché in ogni caso, pur essendo materiale che sarebbe restato in uso alla pubblica amministrazione, è comunque materiale assegnato all’ufficio istituzionale dell’assessore. E non ad altri. Ma allora chi ha autorizzato quel doppio trasloco il primo giugno? Trasloco dall’ufficio dell’assessore al Patrimonio che peraltro risultava chiuso a chiave?
LA VERSIONE DI MAGGITTI. La risposta arriva dal legale del comandante Maggitti, l’avvocato Fabio Di Paolo, che al Centro spiega: «Il comandante ha agito dietro autorizzazione dell’organo politico in carica». E puntualizza: «I beni mobili non sono stati distratti dalla loro naturale funzione e destinazione istituzionale, sono beni che appartengono alla pubblica amministrazione per arredo di sedi e uffici istituzionali, e tale destinazione è rimasta. Il direttore generale ha chiesto che quei beni e quegli arredi fossero riportati presso la sede del Comune e a tanto il comandante ha adempiuto».Fermo restando, come ripete l’avvocato, che «il comandante ha chiesto all’organo politico se poteva utilizzare quei mobili di arredo da destinare al comando e l’organo politico in carica ha espresso il suo assenso. Il comandante ha agito di conseguenza, con autorizzazione e assenso dell’organo politico». Quanto all’uso del carro attrezzi privato, «è stato utilizzato a titolo gratuito, nessun aggravio all’onere gravante sulla pubblica amministrazione: il Comune di Pescara», rimarca il legale, «non ha subito alcun danno di natura erariale o pecuniaria». L’utilizzo dei vigili per il trasloco e il presunto loro demensionamento? «È sempre avvenuto anche su disposizioni di alti dirigenti del Comune di Pescara», puntualizza l’avocato, «i vigili sono sempre stati impiegati anche per effettuare servizi di logistica, per utilità del comando e della pubblica amministrazione. E comunque», fa presente, «anche per il viaggio di ritorno disposto dal Comune per riportare i mobili a Palazzo di città sono stati utilizzati i vigili urbani».
«Una vicenda che, ove fosse avviato un procedimento disciplinare a carico del comandante», prosegue il legale, «non potrà che chiudersi con un’archiviazione. Anche se resta l’amarezza», concludee, «che ancora una volta, e proprio nel giorno dell’insediamento del nuovo sindaco e della nuova giunta comunale, si tenta di infangare l’onorabilità e il prestigio del comandante della polizia municipale. E dopo che nei cinque anni precedenti non si è riusciti ad estrometterlo dalla sua funzione di comandante del corpo della polizia municipale».
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