I negozianti cinesi: perdiamo clienti, rischiamo la chiusura

I commercianti asiatici denunciano il crollo delle vendite: la gente ha paura di noi, ma da mesi non torniamo in Cina
PESCARA. Se il panico da Coronavirus produce un'impennata negli acquisti dei generi alimentari, contestualmente scatena l'effetto contrario per molte attività commerciali presenti in città i cui titolari sono di origine cinese. Nell'ultimo mese, infatti, sono diversi i commercianti asiatici che hanno registrato non solo un calo nelle vendite, ma anche nell'affluenza. È quanto succede da Hai Yen China Market, lungo corso Vittorio Emanuele II.
DA 30 ANNI A PESCARA Regolarmente frequentato da una clientela variegata che all'interno fa acquisti di qualunque tipologia di prodotto, dall'abbigliamento alle calzature, dai giocattoli ad accessori per biciclette, da prodotti di cartoleria fino ad articoli da ferramenta, nelle ultime settimane ha registrato un significativo calo. «Negli ultimi tempi, ho visto molti meno clienti nel mio negozio», racconta Franco, come si fa chiamare qui in Italia. Eppure questo esercente, papà di tre bambini di 7, 8 e 10 anni vive a Pescara da almeno 30 anni. Da quando arrivò in città insieme ai suoi genitori. Circa dieci anni fa, ha aperto il suo grande negozio in centro. «Non torno in Cina da almeno un anno», afferma «e la mia regione, Zhejiang, dista circa 700 chilometri da Wuhan. I miei familiari che vivono lì mi dicono che la situazione relativa al Coronavirus è migliorata molto negli ultimi giorni». Nonostante la preoccupazione per gli affari, però non perde il sorriso. Appaiono invece più tese la giovanissima Ying e sua madre, titolari E.Style Saloon, salone da parrucchiere cinese a un paio di vetrine di distanza dal China Market.
MENO GENTE Anche loro, che provengono dalla provincia orientale Zhejiang, la stessa dalla quale viene Franco, hanno aperto più di dieci anni fa. Ormai potevano contare su una clientela fissa, ma il Coronavirus ha allontanato anche gli habitué. «Da quando è esploso il Coronavirus in Cina», racconta Ying che è tornata a Zhejiang l'ultima volta l'estate scorsa, «abbiamo visto molti meno clienti e chi continua a venire, anche solo per scherzo, ci fa sempre qualche battuta sul virus. Gli affitti costano moltissimo e se la situazione non dovesse migliorare» dice «rischiamo davvero di chiudere». Passeggiando per le vie del centro, qualcuna per il giorno di Carnevale, qualcuna per dismissione dell'attività e altre ancora per ferie, sono diverse le attività commerciali, tra negozi di abbigliamento, sartorie e ristoranti che ieri avevano le serrande abbassate.
AFFARI CROLLATI Sta subendo in maniera pesante la psicosi da Coronavirus, Yaya. Nel suo salone di estetica e parrucchieri, lungo l'altra estremità di corso Vittorio Emanuele II, la diminuzione degli affari è addirittura dell'80 per cento rispetto ad appena qualche settimana fa. «Sono a Pescara da almeno otto anni e da circa quattro ho aperto quest'attività commerciale», spiega nel centro estetico completamente vuoto. «I miei clienti abituali sanno perfettamente che non torno in Cina da almeno due anni, eppure da quando è scoppiato il Coronavirus a Wuhan qui non si sono più visti. Anche quando sono in giro percepisco la paura negli occhi di chi mi guarda. È assurdo, se poi pensiamo che chi ha portato il virus in Italia, non è di certo stato un cinese. Ormai ho pochissimo lavoro e sarò costretta a chiudere».
Wei Wei, da nove anni titolare della sartoria Mei Mei in via Palermo, in Cina è stata un mesetto fa circa. Residente a Pescara da dieci anni, dopo un periodo a Venezia, ha due figli di 7 e 13 anni fa, che continuano a vivere nella cittadina della provincia di Zhejiang.
POCHI CONTAGI «Nella mia provincia», spiega Wei Wei «ci sono stati pochissimi casi di contagio perché si sono subito attivati, appena è esplosa l'emergenza a Wuhan. La città si è blindata. Lì per ciascun nucleo familiare, solo una persona può uscire una volta ogni tre giorni per fare la spesa. Per il resto c'è il coprifuoco totale. I bambini possono scendere a giocare lungo la strada di fronte casa per qualche ora al giorno, ma le scuole sono rimaste chiuse dopo il capodanno cinese. Per raggiungere l'aeroporto a 30 km di distanza da casa mia, ho dovuto superare cinque controlli». Anche per la sua sartoria il lavoro ultimamente si è ridotto. «Nei mesi di gennaio, febbraio e marzo», specifica Wei Wei «il lavoro diminuisce sempre un pochino, ma quest'anno, per il contagio, ancora di più. Tutta via Palermo appare ogni giorno più vuota del solito e anche nel ristorante cinese qui vicino, lungo via Firenze, in genere affollatissimo, hanno notato un grande calo della clientela».

