«I nostri giorni di terrore e ansia»

I racconti di chi era in vacanza a Parigi: noi in fuga dai locali E la metà dei passeggeri rinuncia a partire per la Francia
PESCARA. Doveva essere un fine settimana di svago, invece, sono stati tre giorni di paura. Sono tornati ieri a Pescara gli abruzzesi testimoni delle stragi di Parigi costate la vita a 129 persone. Il volo Ryanair, previsto per le 14,50, è atterrato con una decina di minuti di anticipo. Poi, all’uscita dell’aeroporto, gli abbracci con i parenti.
Ieri mattina, invece, circa la metà dei passeggeri che aveva prenotato per andare a Parigi ha rinunciato: il volo Ryanair Fr05011 per Parigi Beauvais è decollato mezzo vuoto.
«È una felicità rivedere Pescara», dice Daniele Di Carlo, di Manoppello, partito proprio venerdì scorso con i due figli, la moglie e i suoceri, «siamo andati a Parigi per trovare una nostra cugina che studia lì. Mentre stavamo cenando in un ristorante, distante circa 5 chilometri dai luoghi colpiti dai terroristi, un parente mi ha telefonato e mi ha detto di tornare a casa subito. Senza dire niente ai miei familiari, per evitare di farli preoccupare, ho fatto di tutto per tornare a casa il prima possibile e non è stato facile. La mattina dopo, in giro era pieno di polizia, tanta polizia. In strada c’erano anche le teste di cuoio in stato di allerta. Abbiamo avuto tanta paura: mia figlia di 12 anni ha anche pianto. E questa è stata la mia prima volta a Parigi». «Credo proprio che non tornerò più a Parigi», dice la moglie.
Stefano Conti, di Montesilvano, racconta i suoi giorni a Parigi mentre aspetta la mamma: «Ero a Pigalle nel momento in cui abbiamo saputo degli attentati», racconta il ragazzo andato in vacanza dopo la laurea, «avevamo preso alloggio nella zona di Oberkampf, quartiere dell’XI arrondissement, a circa 600 metri dal Bataclan». Si tratta del tristemente famoso locale dove è stata massacrata la maggior parte delle vittime dell’attacco terroristico. «Subito non pensavamo che fosse così grave», dice, «poi, siamo stati avvisati del pericolo e abbiamo preso un taxi che ci ha portati fuori da Parigi: ormai in città non si poteva più entrare». Ma, intanto, a casa, a Montesilvano, c’era chi, qualche pensiero, per usare un eufemismo, ce l’aveva: «Per tre giorni ho avuto il mal di testa», dice la mamma di Stefano, arrivata in macchina per riprendere il figlio.
Chi invece era presente, in quel tragico venerdì 13 novembre, a qualche centinaio di metri dal Bataclan, è Eliseo, di Castiglione Messer Raimondo: «Eravamo a Belleville, a 500 metri dal Bataclan e a un certo punto ci hanno avvisati delle esplosioni dello stadio. A quel punto, abbiamo avuta paura e siamo andati subito a casa e i miei tre amici», prosegue Eliseo, «con i quali stavo trascorrendo la serata, sono venuti a dormire da me, e hanno passata la nottata sul divano di casa». Momenti di ansia e confusione. Ma Eliseo sottolinea anche di essere tornato ieri a Pescara non per fuggire dalla Francia, ma solo perché aveva prenotato. «C’è molta tensione. Ma comunque», conclude, «tornerò a Parigi».
Stefania Andreelli, fotografa di Pescara, a Parigi è di casa. «Io nella capitale francese ci vivo», racconta. «Nel momento in cui si sono avuti gli spari», riferisce Stefania mentre ritorna indietro a quei momenti, «ero a casa e mi hanno avvisata. E a quel punto mi sono barricata, anche se abito lontano dai luoghi dove si sono verificati le stragi». Ma il messaggio che alla fine Stefania vuole lanciare, è quello della tranquillità: «Per il prossimo fine settimana», fa sapere, «sarò di nuovo a Parigi».
Matteo Di Palma, di Francavilla, è un atleta: corre i 400 a ostacoli. «Sono andato a Parigi per incontrare un amico, sportivo anche lui come me». Doveva essere un fine settimana spensierato: «Invece, è stato il peggiore che potessi scegliere. Venerdì sera, mentre stavamo mangiando in un ristorante, abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di brutto. L’abbiamo capito da Facebook, poi abbiamo visto i telegiornali e non era uno scherzo. Purtroppo, i fatti si susseguivano senza una fine e non volevamo uscire dal locale: eravamo come bloccati, impietriti. Poi ci siamo fatti forza e, con la metropolitana, siamo tornati a casa del nostro amico. Non dimenticherò mai la torre Eiffel spenta e le strade deserte. Prima di ripartire, però, abbiamo visto la vita riprendere con la gente che è tornata al lavoro. La normalità è l’unico modo per rispondere a questi eventi infami».
Chi venerdì sera si trovava a spasso sugli Champs Elysees, all’inizio, non si è accorto quasi di niente. Poi, i poliziotti si sono infilati i caschi e i giubbotti antiproiettile: «Erano più preoccupati i nostri parenti da Lanciano», racconta una donna, «sicuramente questo viaggio non lo dimenticheremo».
Una coppia di ragazzi, infine, racconta il clima che si vive a Parigi: «C’è molto timore a Parigi», sottolinea lei, mentre il ragazzo cerca di trasmettere, se possibile, un po’ di serenità. «Rischi ora non se ne corrono».
(Ha collaborato Vito de Luca)
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