I nuovi pionieri di piazza Salotto

2 Dicembre 2015

Dal pescarese che apre il sushi-bar, alle sorelle venezuelane che ci provano con l’insalateria. E c’è chi dice che è pronto a sbarcare anche Mc Donald’s

PESCARA. «Piazza Salotto l’hanno devastata, investire oggi qui è un azzardo, considerando anche gli affitti alti come se si fosse ancora negli anni Novanta. Ma resto dell’idea che la piazza, in ogni città, è l’unico posto che non passa di moda, è un punto di aggregazione che, sono sicuro, si ripopolerà anche da noi. Ma bisogna crederci, e investirci». L’ha fatto Gianluca Cruciani, pescarese di 38 anni reduce dall’esperienza al ristorante Hiroshima di via Regina Elena avviato con altri soci che si sono poi separati. Cruciani tra il 18 e il 19 dicembre si prepara a inaugurare sotto i portici di piazza Salotto (lato gioielleria Cazzaniga) il suo sushi- bar. «Si chiamerà Casa Maki», anticipa, «dove maki sta per “rotolo” in giapponese, che è alla base di questo tipo di cucina, e “casa” perché all’interno, pur partendo con 28-30 posti, saranno riprodotte delle casette. In attesa di estenderci a primavera anche fuori». Un progetto nuovo che Cruciani affronta con la forza dell’esperienza e di un altro socio, Sergio Desprini 54enne di Avezzano. «È stato proprio lui, che fa il costruttore, a darmi l’entusiasmo. Io da pescarese vedevo questa piazza povera, ma per chi arriva da fuori, piazza Salotto conserva ancora il suo prestigio, la sua centralità. E questo anche se oggi la piazza Salotto è veramente deserta. Con il Calice mezzo rotto che non c’è neanche più è rimasta una colata di cemento dove hanno tolto perfino la giostrina, un punto di aggregazione e bella da vedere. Il risultato è questa desolazione, in una città che oltretutto non è storica e quello che aveva di storico, come i locali, è scomparso. Io sono sicuro che lavorerò», sottolinea Cruciani, «perché credo nella piazza e nel fatto che comunque, al di là delle mode dei pescaresi, resta comunque un punto centrale capace di accogliere tanta gente che arriva da fuori. Ma per il rilancio non bastano solo i commercianti, c’è bisogno dell’aiuto di tutti». E qualcuno comincia a farsi avanti. Oltre a Cruciani, proprio nella vetrina accanto, entro il fine settimana dovrebbe aprire i battenti la gelateria di Lorenzo Camplone, erede della tradizione di famiglia che con la gelateria-pasticceria di corso Umberto, oggi rimpiazzata dalla tavola calda americana America Graffiti che proprio domenica farà l’inaugurazione ufficiale, per decenni è stata tappa fissa di chiunque passasse per Pescara. E come Cruciani e Camplone ci stanno provando anche le sorelle Jessica e Wendy Chin A Loy Secchi, 26 e 25 anni, venezuelane con mamma di Pacentro che proprio due giorni fa hanno aperto, sotto i portici di piazza Salotto, di fronte alla gioilleria Sarni, “L’insalateria”, dal martedì alla domenica orario continuato dalle 9,30 alle 21 con prodotti locali a chilometro zero e ingredienti biologici proposti con zuppe, insalate e brunch. «È da un anno che ci lavoriamo, abbiamo fatto dei corsi e abbiamo una consulente chef di Chieti che ci prepara tutte le ricette», raccontano, «siamo state tra i primi a prendere il locale tra i nuovi che sono in apertura in piazza Salotto e non vediamo l’ora che aprano anche gli altri». Tra questi, c’è la voce insistente di una possibile apertura di Mc Donald’s proprio in piazza Salotto, negli enormi locali attualmente occupati da Sarni gioiellerie che slitterebbe negli attigui locali dell’ex boutique Soldini. Un’ipotesi che la proprietà della gioielleria smentisce categoricamente, ma che rivela però un reale interessamento della grossa catena che a Pescara, tra il centro e i Colli, starebbe valutando una dozzina di locali, accomunati da un’ampiezza di circa 500 metri quadrati.

«Per noi che siamo qui da più di trent’anni», afferma Barbara Cazzaniga, dell’omonima gioielleria di piazza Salotto, «tutte queste nuove aperture sono un segno positivo, significa che c’è ancora voglia di rimettersi in gioco e di rivitalizzare questa piazza, trasformata ormai in una pista di atterraggio dove non c’è più niente, neanche l’illuminazione. Eppure è il nostro biglietto da visita, da qui passano tutti, e dalle strade intorno che devono essere rivitalizzate. Ma è un discorso che deve partire dalla stazione, dal parcheggio dell’area di risulta per cui da tempo ci battiamo perché sia segnalato correttamente con i cartelli stradali e con un nome più accogliente come “parcheggio del centro”, visto che poi sono poche le città che hanno la fortuna di avere un parcheggio da 2000 posti a ridosso del centro cittadino. Ma va riqualificato», ribadisce Cazzaniga, «anche con più illuminazione e con le convenzioni con i negozi che non siamo mai riusciti a fare. In ogni caso, vorremmo che l’amministrazione desse più attenzione a chi ci mette ancora amore nel proprio lavoro. Tanto per dirne una: noi ci paghiamo le luminarie, ma l’albero di Natale? Siamo a dicembre».

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