I palazzi sono meno sicuri se hanno più di cinquant’anni

PESCARA. «Non sono rischi comuni, non è che ogni volta che c’è la ristrutturazione di un appartamento c’è da avere paura». L’ingegner Maurizio Vicaretti, già presidente dell’Ordine degli ingegneri...
PESCARA. «Non sono rischi comuni, non è che ogni volta che c’è la ristrutturazione di un appartamento c’è da avere paura». L’ingegner Maurizio Vicaretti, già presidente dell’Ordine degli ingegneri pescaresi, è progettista strutturale ed esperto in sicurezza dei cantieri.
Ingegnere, quali sono le cause che possono portare al distacco di una porzione di solaio, com’è successo nell’appartamento di via Galilei?
Le motivazioni sono molteplici, a cominciare dalla vetustà dell’edificio. Se ha 50 anni (il palazzo in questione è del 1964, ndr) cominciano a esserci dei problemi, ma poi in generale bisogna vedere se ci sono infiltrazioni, perdite di impianto. Può succedere, ad esempio, che in alcune parti avvenga un deterioramento dei laterizi, dei ferri, dei travetti. Capita.
Come si fa a capirlo prima?
Si fanno i controlli, si saggia il solaio, battendo piano piano per sentire se c’è un distaccamento già in atto. Se c’è, gli interventi vanno fatti puntellando il solaio, oppure sanando prima la parte distaccata e poi sanando il resto. Ma non parliamo di rischi comuni. Si tratta di lavorare con una particolare cura e attenzione soprattutto quando si tratta di edifici di una certa età. E non mi riferisco solo alla carta progetto, ma a una presa di visione più ampia. Sono importanti anche le metodologie di intervento. I lavori a mano hanno un impatto diverso rispetto ai lavori fatti con i mezzi meccanici, così come i lavori per tratti, come si dice, sono un’altra corsa rispetto a una demolizione generalizzata. Qualche volta, ad esempio, capita che quando si demolisce il pavimento tutto ciò che viene tolto viene accumulato sulla porzione di pavimento che non è ancora stata tolta. E questo è un errore, perché così si va a sovraccaricarlo. Oppure succede che sul progetto non è previsto l’uso di grossi martelli demolitori e poi per fare prima si usano comunque. Tutte cose che un direttore dei lavori, un ingegnere, non consentirebbe mai di fare. Ma non sempre c’è un direttore dei lavori.
Perché?
Dipende dal tipo di intervento che si va a fare e, quindi, dal tipo di certificazione che si presenta. Per opere cosiddette minori, tipo il rifacimento della pavimentazione, occorre presentare la Cila, un certificato per il quale non è necessaria la nomina del direttore dei lavori. È il committente che comunica con una dichiarazione di un tecnico che sta facendo dei lavori minimi, ma senza un controllo tecnico, se non progettuale, iniziale, che si consegna al Comune. Al contrario con la Scia c’è un direttore dei lavori il quale, oltre a una verifica iniziale, controlla anche durante la lavorazione e agisce a seconda delle condizioni che si vengono a creare.
Chi deve controllare?
Il Comune ha l’obbligo di controllo nei 30 giorni successivi, ma sulla completezza degli atti. Non entra nel merito. (s.d.l.)
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