I parroci vogliono le messe Comunioni rinviate al 2021

Ipotesi ripresa: mascherine e guanti per i fedeli, ingressi controllati da volontari banchi separati e microfoni ai funerali. E le confessioni? Tra i banchi, a distanza
PESCARA. Mascherine e guanti obbligatori per i fedeli. Distanziatori, visualmente evidenti, tra i banchi. Sanificazioni ripetute in tutti gli ambienti, soprattutto dopo ogni celebrazione e ingressi controllati con l'ausilio di fedeli volontari. Sebbene non vi siano ancora disposizioni ufficiali del governo, né della Conferenza episcopale italiana, i parroci cominciano a pensare alla gestione della fase 2. Con l'emergenza sanitaria, i sacerdoti hanno trovato i mezzi per continuare ad alimentare la fede delle comunità.
I DISTANZIATORI Messe online su siti e pagine social, video messaggi su WhatsApp, ma «la Chiesa è comunità riunita» dice don Francesco Santuccione, abate parroco della cattedrale di San Cetteo e responsabile della parrocchia di San Luigi Gonzaga, e la vita parrocchiale va vissuta anche fisicamente. Già prima che l'Italia entrasse in lockdown, le parrocchie avevano attivato procedure di sicurezza, allontanando i banchi, apponendo distanziatori, vietando la stretta di mano durante il segno di Pace e distribuendo la Comunione solo sulle mani.
Queste disposizioni saranno le prime dalle quali ripartire non appena anche le chiese entreranno nella fase 2. «Attendiamo le disposizioni ufficiali», sottolinea don Francesco, «ma io credo che si possa ripartire con le messe, mantenendo una distanza anche di due metri e rispettando tutte le regole. Sanificheremo gli ambienti più volte, faremo entrare solo chi ha mascherine e guanti e a quanti non dovessero averle le distribuiremo noi». Già prima della chiusura, don Santuccione aveva fissato dei distanziatori per dividere i banchi della cattedrale e aveva provato a dotare con una doppia guarnizione di plastica i confessionali. «Faremo le confessioni tra i banchi, in qualche angolo più riservato della cattedrale, ma sempre a distanza», specifica.
PIÙ MESSE Avvalendosi della collaborazione dei fedeli di fiducia, don Francesco Santuccione conta, una volta ottenuto il via libera, di ricominciare a celebrare le messe, gestendo i flussi a monte, utilizzando i gruppi WhatsApp attivi con i parrocchiani. «Possiamo cercare di distribuire le presenze», afferma «organizzandoci su WhastApp. Poi una volta in Chiesa, alcuni volontari potranno controllare gli ingressi. La cattedrale è grande e possiamo sfruttare le navate laterali, inoltre se dovesse essere necessario possiamo incrementare il numero delle messe». Sollecita la ripartenza anche monsignor Vincenzo Amadio, parroco di San Pietro Apostolo, la Chiesa del Mare. «La ripresa delle attività parrocchiali è necessaria», spiega «ma dobbiamo aspettare le disposizioni del governo che ha un tavolo di confronto aperto con la Cei. Prima del blocco totale, avevo aumentato il numero dei banchi per favorire il distanziamento tra i fedeli. La Chiesa è grande e ha lo spazio per accogliere i parrocchiani con guanti e mascherine». Il parroco ha le idee chiare anche sulla gestione della fase della celebrazione eucaristica. «Terrei a disposizione il gel disinfettante, così da usarlo un attimo prima della distribuzione della Comunione». La sanificazione dei banchi e dei pavimenti, dopo ogni celebrazione futura, è il primo aspetto da intensificare secondo il parroco. «Se necessario», aggiunge «celebreremo più messe, ma al tempo stesso consiglieremo alle persone più anziane di restare a casa».
NOZZE E CRESIME Da rimandare invece matrimoni, confessioni, prime comunioni e cresime. «Ho fatto un sondaggio tra le famiglie e sono quasi tutte d'accordo sulla necessità di rinviare le comunioni al prossimo anno per due motivi: è giusto che la prima comunione sia festeggiata con famiglia e amici e poi c'è l'aspetto del catechismo che al momento non sappiamo come potrebbe essere riattivato».
I FUNERALI A differenza degli altri riti, quello funebre non può essere rinviabile e l'assenza della sua celebrazione rappresenta un dolore ulteriore per i familiari del defunto. «È davvero straziante, triste e desolante non poter salutare i propri cari», commenta monsignor Amadio. «Il funerale è un momento in cui ci si raduna, in cui la comunità si stringe attorno ai familiari del defunto, li aiuta a capire ciò che è successo e a non farli sentire soli».
Ecco perché per tutti i parroci è più che mai urgente consentire le celebrazioni dei funerali. «Le chiese potrebbero attrezzarsi con dei microfoni portatili e far ascoltare le celebrazioni anche all'esterno», ipotizza don Francesco, «così da permettere a più persone di assistere al rito, ma sempre nel rispetto e nella tutela della salute di tutti».
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