I pediatri vincono la causa La Asl pagherà due milioni

17 Giugno 2019

L’Aquila, i giudici della Corte d’Appello condannano l’azienda sanitaria di Teramo Le indennità per molte prestazioni aggiuntive non potevano essere tagliate

TERAMO. Due milioni di euro ai pediatri. La Asl di Teramo viene condannata dalla Corte di Appello dell'Aquila. Dal 2008 l’azienda sanitaria teramana, in base al piano di rientro della sanità abruzzese, aveva unilateralmente ridotto i compensi maturati dai pediatri per numerose prestazioni erogate ai piccoli pazienti. In particolare i pediatri erano chiamati a svolgere l’attività di assistenza medica, garantendo tutte le prestazioni previste dall'accordo integrativo regionale nonostante che la Asl avesse ridotto di oltre la metà i relativi compensi. Ad essere falcidiate sono state per esempio le indennità per i libretti pediatrici e per la reperibilità telefonica, tutte prestazioni aggiuntive rese dai medici, utili ai pazienti ed apprezzate dai genitori.
I pediatri hanno quindi fatto causa alla Asl chiedendo al giudice il riconoscimento dei compensi maturati per il lavoro svolto e le prestazioni erogate a favore dei pazienti (dal 2008) in applicazione dalla contrattazione collettiva. Per anni infatti i pediatri hanno continuato a garantire ai piccoli pazienti tutte le cure di cui necessitavano, nonostante l'ingente riduzione dei propri stipendi. E oggi, dopo una lunga battaglia legale, la Corte d'Appello dell'Aquila ha confermato le sentenze del tribunale di Teramo, condannando la Asl a pagare tutte le differenze retributive maturate dai numerosi pediatri, tutti difesi dallo studio legale Crocetta di Chieti, per un ammontare complessivo di circa 2 milioni di euro. Secondo l'avvocato Riccardo Crocetta: «La Corte di Appello ha ribadito il principio di legalità in virtù del quale neanche un ente pubblico può violare la contrattazione collettiva. I Contratti di lavoro vanno rispettati. Se è necessario modificarli l'unica strada percorribile e quella di formulare un nuovo accordo con le organizzazioni sindacali».
Non è nuovo a questo tipo di cause vinte, l’avvocato Crocetta, lo stesso legale che difese le guardie mediche contro i tagli delle indennità di rischio, riconosciute anche allora dal tribunale dell’Aquila che accolse il ricorso dei professionisti. Nella sentenza si leggeva che «l’accordo collettivo consente di determinare, in sede di negoziazione regionale, l’ammontare dei compensi spettanti ai medici, in considerazione della tipologia delle attività svolte e delle particolari condizioni di disagio e difficoltà di espletamento dell’attività convenzionale. Nel caso in esame», continuava la sentenza, «non può trascurarsi il rischio connesso allo svolgimento delle prestazioni di guardia medica, rischio non contestato dalla controparte e derivante dalla necessità di effettuare visite domiciliari su tutto il territorio, anche fuori dei centri abitati, in orario notturno, in situazioni di urgenza, in attesa dell’arrivo del 118». (c.s.)