I pescatori minacciano le proteste

11 Ottobre 2021

I rappresentanti della marineria chiedono lavori immediati: «Basta promesse»

PESCARA. «Dragaggio subito, anche se non risolve totalmente il problema delle secche, o si torna a protestare». È «l’ultima chiamata» alle istituzioni, fanno sapere gli «arrabbiatissimi» rappresentanti della marineria, Francesco Scordella e Massimo Camplone, rispettivamente presidente e vice dell’associazione Armatori che conta una novantina di pescatori pescaresi, tra strascico e vongolare.
«Questa storia va avanti da 30 anni, ma nel frattempo noi moriamo lentamente», tuona Scordella, titolare del peschereccio “Cuore di Gesù”, «siamo consci del fatto che le scellerate normative europee rallentano i passaggi burocratici messi in atto dai rappresentanti delle istituzioni regionali che abbiamo incontrato e che ogni volta ci promettono di fare il possibile».
«Il dragaggio», è certo Scordella, «non risolverà i nostri problemi di fondali melmosi e sabbiosi e le secche che fanno incagliare i pescherecci, per questo aspettiamo il nuovo porto. Ma almeno, con un minimo di pulizia del letto del fiume, riusciremmo a prendere il largo e non rimanere in secca all’imbocco del porto canale».
Ed ecco come Camplone racconta l’odissea quando esce in mare con i suoi pescherecci, Maria Teresa (200 tonnellate di stazza e 30 metri di lunghezza), Erminio padre, Sharon ed Emily, 16 famiglie di dipendenti a carico: «Tutte le notti rimaniamo insabbiati all’imboccatura del porto, ci vogliono due ore per disincagliarci a tutta forza senza spaccare eliche e motori. Le barche di legno rischiano pure di perdere pezzi. Ma il timore più grande è il rovesciamento delle barche col maltempo e quando il mare ingrossa. Rischiamo la vita per 12 giorni di lavoro al mese e 365 giorni di tasse da pagare. Dragaggio subito o si torna a protestare. Per evitare danni, gli armatori, per un periodo, hanno «ormeggiato a Ortona, ma si può andare avanti così?».
«La pulizia del porto canale, seppur in parte, ci darebbe respiro», incalza Scordella, «certo noi aspettiamo l’avvio dei lavori del nuovo porto, a novembre. Per questo abbiamo chiesto alla Regione un dragaggio veloce e temporaneo. Ci dicono che i soldi ci sono, ma con le folli norme europee diventa difficile e costoso pure spalare una carriola di sabbia dal porto e ributtarla in mare. Il peggio è che il problema delle secche non è solo pescarese, ma nazionale».