I pionieri marsicani che consentirono le immagini in tv

19 Luglio 2019

La base di Telespazio nel Fucino ribolle di tensione e passione. Luigi De Matteis, 30 anni e matricola di assunzione numero 2, è concentrato all’apparecchio Multiplex e si perde l’orma dell’uomo sul...

La base di Telespazio nel Fucino ribolle di tensione e passione. Luigi De Matteis, 30 anni e matricola di assunzione numero 2, è concentrato all’apparecchio Multiplex e si perde l’orma dell’uomo sul suolo lunare, prima di essere scosso dal boato e dagli applausi in sala. Dall’altra parte del mondo un altrettanto giovane Gabriele Franciosi guida la missione Telespazio da San José de Balcarce in Argentina, città che diede i natali al pilota Juan Manuel Fangio. Loro, De Matteis e Franciosi, due dei protagonisti del balzo enorme per l’umanità, mezzo secolo dopo rivivono quelle frenetiche ore di attesa e la successiva euforia. Loro che 50 anni fa hanno portato sulla luna milioni di italiani e di argentini. De Matteis e Franciosi facevano parte di quei team che hanno reso possibile seguire sui televisori lo sbarco dell’uomo a più di 380mila chilometri dalla Terra.
«Con me c’erano Marcello Serafini, Orlando Gambelunghe, Walter Sacchini ed Ercole Marello», ricorda Franciosi, «in Argentina ci chiamavano scienziati e il giorno dopo lo sbarco sulla luna ci telefonò l’allora presidente argentino Juan Carlos Ongania Carballo per complimentarsi. Per la prima volta in Sudamerica avevamo reso possibile la visione di un evento attraverso un segnale trasmesso da satellite. Nei giorni precedenti c’erano stati problemi col sistema di inseguimento del satellite, temevamo di dover aspettare un pezzo dall’Italia in sostituzione, ma poi riuscimmo a risolvere il tutto con la solita fantasia italiana. Di quel giorno che siamo andati sulla luna ricordo la giusta attenzione e preoccupazione. Anche noi che dovevamo assicurare la visione dell’evento dovevamo far fare bella figura all’Italia. La nostra emozione è quella di avere contribuito alla diffusione di nuove tecnologie risultate vincenti nel campo del progresso».
E se 50 anni fa anche l’Italia è sbarcata sulla luna lo deve alle immagini “rilanciate” da una parabola della Telespazio, nel cuore della piana del Fucino. «Dalla luna», spiega Luigi De Matteis, 80 anni compiuti lo scorso marzo, «il segnale arrivava a una segretissima base negli Stati Uniti, non abbiamo mai saputo qual era. E gli Usa rendevano possibile la trasmissione del sistema attraverso un satellite. Ricevevamo il segnale, lo mandavamo ai ripetitori di monte Midia nei pressi di Marsia di Tagliacozzo e da qui agli studi Rai di Roma. Roba di microsecondi. Abbiamo avuto il privilegio di ricevere immagini a colori, anche se della luna ricordo solo buio e grigio. Di colorato c’era la bandiera americana. La paura di sbagliare era enorme e la concentrazione altissima. È stato un evento incredibile. Anche per noi che già avevamo fatto storia in Italia, con la prima foto dei Kennedy che uscivano da una chiesa. Per noi che nel ‘67 avevamo trasmesso lo storico incontro di boxe di Nino Benvenuti, quando fuori dai cancelli della Telespazio si radunò una folla per avere notizie in anteprima. Ma nulla a confronto con lo sbarco lunare. Lì ci siamo sentiti pionieri. Anche noi di Telespazio».
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