«I pm vittime di intimidazioni»
L’Associazione nazionale magistrati Abruzzo replica alle polemiche
PESCARA. Sul decreto penale di condanna al pagamento di 4.550 euro comminato dal Tribunale di Pescara ad Alessio Feniello (che ieri ha chiesto che la sua vicenda non venga strumentalizzata per fini elettorali), padre di Stefano, una delle 29 vittime di Rigopiano, è intervenuto ieri l'organo periferico dell'Associazione nazionale magistrati Abruzzo con una nota, che pubblichiamo.
«In questi giorni è apparsa sulla stampa nazionale la notizia che il padre di una delle vittime del tragico crollo dell'hotel Rigopiano è stato condannato in sede penale dal tribunale di Pescara al pagamento di una multa per aver portato in memoria del figlio, insieme alla propria coniuge, i fiori sul luogo sottoposto a sequestro, in cui si verificò il crollo. La notizia, così riportata, pare avallare l'immagine, pure circolata sui social network (nei quali peraltro sono apparsi i provvedimenti giudiziari in questione con i nomi dei magistrati, pubblico ministero e giudice, che si sono occupati del caso) di una magistratura "debole con i forti e forte con i deboli". E ciò appare ancora più evidente in quegli articoli nei quali si evidenzia come per i morti dell'hotel Rigopiano non vi sia "ancora" un colpevole e come unico responsabile, allo stato, sia solo il padre di una delle vittime, così suggerendo ai lettori, non tutti evidentemente tecnici del diritto, l'idea che l'indagine per la morte delle 29 persone rimaste vittime del crollo (che vede coinvolti numerosi indagati e per varie tipologie di reato, tra le quali l'omicidio) e quella della violazione dei sigilli di chi si è introdotto nell'area sottoposta a sequestro siano equivalenti quanto a sforzi investigativi e, quindi, a tempistica. Ferma restando la libertà di critica a tutti riconosciuta come diritto inviolabile costituzionalmente garantito ed evidenziando che il processo penale prevede specifici strumenti per riconsiderare il merito dei provvedimenti che si ritengono ingiusti, la Ges Abruzzo condanna fermamente l'attacco alla persona dei colleghi vittime di insulti e intimidazioni, più o meno esplicite, sui social network, ed esprime loro solidarietà, denunciando il rischio di delegittimazione che la diffusione di notizie non complete o comunque semplicisticamente riportate può causare alla magistratura tutta e a quella pescarese, impegnata nel delicato procedimento relativo al crollo dell'hotel Rigopiano, in particolare. Si auspica l'autorevole intervento dell'organo di autogoverno della magistratura a tutela dei colleghi».

