I poveri del dormitorio? Operai e professionisti

28 Dicembre 2019

Gli ospiti della struttura comunale di via Lago Sant’Angelo finora sono 58 Si tratta perlopiù di persone che hanno perso il lavoro o di elevata cultura

PESCARA. Sono operai disoccupati delle fabbriche che chiudono e professionisti con elevato grado di istruzione, i nuovi poveri che affollano il dormitorio dell'ex scuola di via Lago Sant’Angelo aperto nei giorni scorsi nell'ambito del “piano freddo” adottato dal Comune per dare un aiuto e un ricovero ai bisognosi per almeno tre mesi, fino al 17 febbraio.
La data può essere prorogata se le temperature, in questi giorni miti, diventeranno glaciali. La prima notte, una settimana fa, in 40 hanno lasciato i giacigli in strada e si sono infilati sotto le coperte del ricovero del quartiere San Donato, organizzato dall'assessore all'Ascolto del Disagio, Nicoletta di Nisio, e gestito da una quarantina di volontari dell'associazione On The Road, Caritas, Croce Rossa di Pescara e Spoltore, associazione Papa Giovanni-Capanna di Betlemme di Chieti. «Sono attualmente 58 le persone senza fissa dimora, tra i 30 e i 60 anni», spiega Massimo Ippoliti, coordinatore dell'area povertà di On The Road, «provenienti da tutta la regione, ma anche da Molise e Puglia. Ci sono due giovani pescaresi, ma anche stranieri, africani, dell'Est Europa, soprattutto romeni. Sono quasi tutti uomini, solo quattro donne, alloggiate nelle strutture Caritas. In generale sono operai che hanno perso il lavoro in fabbrica ma anche professionisti con un certo grado di istruzione, alcuni hanno problemi legati alle dipendenze da sostanze stupefacenti».
Il dormitorio ospita 70 letti con lenzuola, coperte, cuscini e acqua calda. Attualmente sono occupati circa 40 posti a notte. Dalle 19 l'ingresso per i senzatetto che scelgono una notte di ristoro al caldo, fino alle 9 del mattino. In città ne sono stati censiti oltre 100, ma possono toccare quota 150, «dipende dai periodi e dalle migrazioni nazionali». «Ma i posti letto possono essere aggiunti in caso di necessità» precisa il responsabile dell'associazione che coordina il lavoro dei volontari che conoscono quei volti uno ad uno. Sono gli stessi che ogni sera, in giro per la città col camper, tentano opere di mediazione talvolta impossibili. «Non sempre», riprende Ippoliti, «riusciamo a convincerli a lasciare il giaciglio all'addiaccio, alcuni hanno difficoltà a relazionarsi col prossimo, a stare fisicamente accanto agli altri per motivi sanitari di vario genere o per patologie psichiatriche che non consentono loro di stare in ambienti chiusi». Le prime notti sono trascorse tranquille, «restiamo in attesa di altri arrivi». Gli operatori li accolgono alla sera e poi tornano al mattino per preparare una bevanda calda e fare le pulizie nei locali. «Per il resto lavoriamo per renderli autonomi e li spingiamo a ricrearsi una vita per riacquistare un posto in società». Tra loro, un ragazzo pescarese «che lotta per uscire dalla dipendenza dalle sostanze stupefacenti, lo accompagniamo al Serd a fare le terapie». Una storia che si ripete è quella di un uomo sulla sessantina, africano, che ha viaggiato tantissimo in Italia e in Europa e poi si è fermato a Pescara. È un senzatetto «che ha subito traumi importanti, è da sette anni sulla strada, entra in dormitorio per una notte e poi non ne vuole più sapere». Lo scorso anno la struttura comunale di via Lago Sant'Angelo, suddivisa in cinque locali per gli uomini e uno per le donne, ha ospitato 124 persone bisognose, 106 uomini e 18 donne. Tra questi 54 erano italiani, 70 le persone di nazionalità straniera, africani ed europei. (c.co.)