I precari della giustizia si fermano «Da vent’anni senza garanzie»

17 Maggio 2019

L’astensione dalle udienze è stata talmente massiccia da costringere il procuratore Serpi  e tutti i togati a rappresentare l’accusa davanti ai giudici di pace per evitare il blocco dei processi

PESCARA. E' stata talmente massiccia l'adesione allo sciopero di giudici e procuratori precari della giustizia, da costringere ieri tutti i togati di Pescara a scendere in campo per partecipare alle udienze. Persino il procuratore Massimiliano Serpi, ieri, ha dovuto sostenere l'accusa nelle cause in ruolo davanti al giudice di pace per evitare un blocco che sarebbe stato oltremodo dannoso per quanti hanno il diritto, imputati e parti offese, di vedere definite le loro posizioni.
LO SCIOPERO Un'astensione che va avanti da lunedì scorso e che terminerà oggi: una settimana di forti disagi per tutti, voluta da una serie di associazioni e sostenuta anche dall'Associazione nazionale magistrati, che appoggia questi importanti lavoratori della giustizia nella loro battaglia contro questa assurda situazione che vede coinvolti migliaia di professionisti su tutto il territorio nazionale (si parla di 6mila professionisti che svolgono le funzioni di procuratori e giudici onorari a fronte dei 9mila togati) che per anni hanno sostituito giudici e magistrati in udienza per consentire che la giustizia venisse amministrata e dunque per evitare un blocco gravemente dannoso per tutti. A Pescara operano 13 vice procuratori onorari e 12 giudici onorari di tribunale.
MANIFESTI IN TRIBUNALE Anche a Pescara, forse per la prima volta, l'adesione allo sciopero è stata molto forte da parte di lavoratori professionisti che da lustri vivono in uno stato di precarietà: senza un contratto, senza assistenza sanitaria, senza nessuno dei diritti che proprio quel palazzo dovrebbe riconoscere a qualsiasi lavoratore che ne faccia richiesta e che abbia i requisiti.
«Professionisti-avvocati che esercitano quotidianamente da circa vent'anni funzioni giurisdizionali al servizio dello Stato, retribuiti a cottimo, senza previdenza, assistenza pensionistica e malattia. Basta», così si legge sui manifesti che da una settimana tappezzano Palazzo di giustizia.
«Non è soltanto una questione economica», dicono Lorena De Bonis, Daniela Di Stefano, Danila Malandra e Sabrina De Simone, alcune delle professioniste più attive in questa battaglia per la stabilizzazione, «è soprattutto una questione di diritti dei lavoratori. Ci devono dire come ci chiamiamo oggi: procuratori onorari o giudici onorari sono finiti dopo la seconda proroga prevista dopo i primi 6 anni di lavoro. Adesso ci viene prorogato l'incarico anno dopo anno. Ma ci sono molte di noi che da circa vent'anni vanno avanti in questa condizione di precarietà».
RIFORMA ORLANDO La riforma Orlando, quella avviata dal precedente Governo, ha bisogno di un ulteriore passo avanti, occorre che ci sia un articolato normativo che però non arriva. Il tavolo tecnico voluto dall'attuale Governo non vuole sentir parlare di stabilizzazione e ha messo sul tavolo soltanto alcuni interventi chirurgici per limitare i danni, ma che non rappresentano la soluzione al problema. «La soluzione», dice Sabrina De Simone, «esiste già: è nelle leggi di stabilizzazione esistenti dal 1974, quelle, per capirci, che permisero la stabilizzazione dei vice pretori onorari».
Ci si trova dunque davanti a una grave anomalia del sistema che continua a penalizzare questi professionisti che da lustri svolgono questo delicato lavoro senza alcuna garanzia, diventati peraltro incompatibili con la loro originaria professione di avvocati. Il paradosso è che questi indispensabili lavoratori della giustizia non abbiano ancora alcun tipo di garanzia, nonostante che lavorino proprio al servizio dello Stato. E intanto i primi ricorsi sarebbero già stati presentati alla Corte di Giustizia europea.
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