I precari di Attiva: fate lavorare anche noi

Protesta degli interinali davanti al municipio mentre il concorso va avanti. Il caso la prossima settimana in consiglio
PESCARA. Se ne parlerà probabilmente all’interno del consiglio comunale di martedì prossimo, convocato per le 10,30, o in seconda battuta in quello del giorno dopo.
Si tratta delle istanze che presenteranno i lavoratori interinali di Attiva, l’azienda che gestisce la nettezza urbana in città, tra i quali gran parte è ora senza lavoro per via dei contratti a tempo determinato scaduti e non rinnovati.
Un disagio che ieri mattina una trentina di loro ha manifestato davanti all’ingresso del municipio e che si è concluso con un incontro con il vice sindaco Enzo Del Vecchio, il quale non ha escluso che «si possa trovare una forma per poter far intervenire alcuni rappresentanti dei lavoratori interinali durante i consigli comunali di martedì o di mercoledì, anche attraverso una sospensione dei lavori», ha spiegato ieri il numero due della giunta Alessandrini. A scatenare la protesta dei lavoratori interinali - oltre al concorso bandito da Attiva, mal digerito poiché si aspettavano una stabilizzazione, per 61 posti a tempo indeterminato come operatori ecologici - una sentenza del giudice del Lavoro del tribunale di Pescara, Massimo De Cesare, che per uno di essi, Camillo D’Addario, a ottobre ha sancito «la nullità dei termini finali apposti al contratto di somministrazione intercorso tra il ricorrente e La Synergie Italia (la società di fornitura di lavoro temporaneo, ma il rapporto di lavoro è come se si fosse instaurato direttamente tra il lavoratore e Attiva) il 2 ottobre 2010».
Una sentenza che ha spinto una cinquantina di lavoratori interinali a proporre ricorso, attraverso i legali Carlo Alfani e Fabio Di Paolo, oltre all'invio di un esposto alla Corte dei Conti, affinché valuti un eventuale danno erariale. Se venissero accolti tutti i ricorsi, infatti, oltre ai 61 vincitori di concorso, Attiva si ritroverebbe in dotazione anche quei lavoratori interinali che ora chiedono di essere incardinati a tempo indeterminato.
E ieri, sugli scaloni del Comune, sono state tante le storie individuali emerse. Come quella di Mirko Costantini, 38 anni, con moglie e tre figli. «Dal maggio 2015 non lavoro più, dopo aver cominciato a lavorare nel 2009, e aver ripreso a lavorare, dopo una pausa di 14 mesi, dal marzo 2014. Ora prendo 800 euro al mese di indennità di disoccupazione, ma abbiamo un mutuo da pagare di 600 euro. Come possiamo farcela?».
Sergio Schiazza ha invece 49 anni. «Ho una figlia di quattro anni e in più ho adottato la figlia di mia moglie, che ora ha dieci anni. Inoltre non ho mai subito un richiamo e sono andato a lavorare, per dedizione, anche con un dito infortunato. Perché non sono stato richiamato più?». Idem Roberto Paciocco, 50 anni. «Non ho mai ricevuto una lettera di richiamo e ora ho paura di finire in mezzo a una strada», rileva. Racconti analoghi arrivano da altri lavoratori.
«Nel febbraio di quest’anno», evidenzia con orgoglio Ilvano Florindi, 62 anni, «ho anche sventato un furto di un mezzo dell’Attiva, mentre ero al lavoro, intorno alle 4 del mattino. Ma ora mi trovo senza lavoro».
Lo stesso sostiene Claudio Perilli, 50 anni. «Sono inquadrato al quarto livello», fa notare, «ma ora, a fine mese, non verrò confermato». I manifestanti ieri hanno incontrato anche l’ex sindaco Luigi Albore Mascia, il quale ha chiesto che sulla vicenda intervenga il sindaco Marco Alessandrini.
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