I precari di Attiva ridotti all’elemosina

Gli interinali allestiscono un banchetto in piazza Sacro Cuore e vendono oggetti artigianali: «Abbiamo bollette da pagare»
PESCARA. Mario Ferrone, 51 anni, una moglie e tre figli, ha lavorato per 5 anni, dal 2011 al 2015, da Attiva. Ora percepisce l'indennità di disoccupazione, anche se fra qualche mese cesserà anche quest'entrata e allora il bilancio, già magro, sarà ridotto all'osso. Ferrone, una situazione drammatica, che ora si radicalizza con la scelta di chiedere aiuto in strada.
È così?
Sì, è così. A livello familiare ora abbiamo difficoltà a pagare le bollette delle utenze domestiche. Mi riferisco alla Tari, al pagamento della spazzatura, ma anche agli altri servizi, come la luce e il gas. Utenze per le quali fra un po' ci saranno delle scadenze. Dimenticavo che dobbiamo pagare l'affitto di casa.
Lei ha tre figli: quali difficoltà sta attraversando nell'andare avanti giorno per giorno?
Mia moglie lavora, diciamo così, in maniera ridotta. I figli vanno a scuola e se è vero che la merenda gliela prepariamo noi, qualche soldo a loro deve essere pure dato. A partire da quelli che occorrono per prendere l'autobus per andare a scuola. Due hanno l'abbonamento, ma un altro no. Ora la scuola è finita, per quest'anno, ma tutti gli altri problemi per tirare avanti i figli, rimangono.
E come li affronta?
La situazione non è delle migliori. Per fortuna che degli aiuti ci arrivano da mia suocera e da mia madre, che è una piccola pensionata e ci dà quello che può. La mancanza di almeno uno stipendio, poi, normalmente acuisce anche le tensioni familiari.
Lo riscontra anche lei?
Certo, non può che essere così. I soldi, per la gestione familiare, sono fondamentali.
Vuole lanciare un appello?
Sì, chiediamo solidarietà per tutti gli ex lavoratori di Attiva. Io poi sono pronto ad accettare offerte di lavoro come imbianchino. Ho lavorato anche come factotum in una famiglia.
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