I presidi: chiudete le scuole completamente

14 Marzo 2020

Ogni giorno 80 assistenti e collaboratori al lavoro negli istituti: «Ma così la nostra salute è a rischio»

PESCARA. Se le scuole restano chiuse e migliaia di alunni e docenti sono stati rimandati a casa a studiare via internet, perché in trincea, cioè negli istituti deserti, sono rimasti i presidi e il personale di segreteria e delle pulizie? Perché ogni giorno «in un momento di crisi ed emergenza come quello che stiamo vivendo, c'è un esercito di persone che ogni mattina si muove per andare a lavorare?».
Il coronavirus non è un rischio anche per loro? Le mille sfaccettature dell'emergenza producono anche di queste contraddizioni a cui la preside del liceo Classico D'Annunzio Donatella D'Amico ha deciso di ribellarsi, dopo aver ascoltato anche i pareri di «moltissimi colleghi della regione». E nero su bianco ha elencato le ragioni «frutto di tale confronto» per le quali è giusto e sacrosanto, in nome della sicurezza dei lavoratori, che «le scuole debbano restare chiuse per tutti».
Analizza, il dirigente scolastico: «E' pandemia, si chiudono negozi, bar, ristoranti, esercizi commerciali. Eppure si precisa che "fatte salve le attività strettamente funzionali alla gestione dell'emergenza...si individuano le attività indifferibili da rendere in presenza". Ergo, le istituzioni scolastiche devono restare aperte».
Ma a fare cosa? «I dirigenti scolastici», informa la preside, «devono coordinare, firmare, produrre atti e avviare procedure, oltre a essere capitani presenti a bordo della loro nave. La segreteria deve svolgere incombenze d'ufficio, personale, alunni, amministrazione, protocollo e i collaboratori scolastici puliscono aule e uffici, fanno centralino e ingresso».
Ma quanti sono i lavoratori delle scuole chiuse a causa del Covid 19 dal 5 marzo al 3 aprile che ogni giorno rompono la regola governativa dello "state a casa" per andare a presidiare gli istituti? D'Amico: «A Pescara ci sono 18 istituti, fra primo e secondo ciclo, per un totale di circa 500 persone, fra collaboratori scolastici, assistenti amministrativi, assistenti tecnici, dirigenti scolastici». Volendo stringere per ragioni varie ed eventuali «siamo almeno 80 unità ogni giorno ad andare ad aprire scuole peraltro chiuse al pubblico. In Italia sono 8mila le istituzioni scolastiche e volendo ridurre il personale necessario per far funzionare gli uffici con almeno due unità, si hanno circa 16mila persone che in questi tempi terribili devono mettere a rischio la loro salute ogni giorno».
Dunque, non vale anche per questi lavoratori lo «smart working che il governo ha dato la possibilità alle scuole di attivare?». E ancora: «Gli alunni e i docenti sono a casa perché le lezioni in classe sono sospese. E', il nostro, servizio essenziale tale da mettere a rischio la sicurezza dei lavoratori? Non ci servono eroi» in questa fase delicata della nostra storia. E allora, che fare? Questo l'appello che la preside del Classico rivolge al governo e al ministero dell'Istruzione: «E' necessario porre fine alla mobilità di tanti cittadini, senza motivo e non in linea con i decreti ministeriali che impongono di stare a casa. Sia data la possibilità ai dirigenti scolastici di gestire da remoto le incombenze amministrative indifferibili e utilizzare lo strumento della reperibilità per tutte le necessità che dovessero sopraggiungere, tenendo presente che la didattica a distanza in generale è già attiva per moltissime scuole, ma non sta coinvolgendo fisicamente le sedi scolastiche».