I prestiti solo a una impresa su dieci Ecco dov’è l’intoppo

Parla Grossi, presidente dei commercialisti di Pescara «Così le banche frenano le erogazioni dei 25mila euro»
L’AQUILA. Solo un'azienda su 10, in Abruzzo, ha avuto accesso finora ai 25mila euro di prestito promessi dallo Stato. Le imprese che ne hanno fatto richiesta rappresentano il 70% del totale. Segno che c'è grande necessità di liquidità. Ma i soldi, spesso, non arrivano. «La mancata erogazione dei finanziamenti agli imprenditori, con tempi lunghi e tanta burocrazia, è colpa delle banche che stanno frenando le erogazioni, ma anche di un meccanismo, quello studiato dal governo, che non collima con le reali esigenze». È il parere di Giancarlo Grossi, presidente dell'Ordine dei commercialisti della provincia di Pescara.
I fondi promessi non arrivano o vengono erogati dalle banche con il contagocce. Perché?
«Va chiarito che il governo non è intervenuto con una liquidità vera e propria, nel senso che le banche non hanno ricevuto direttamente denaro da dare alle imprese ma, come si evince dall'articolo 13 del decreto Liquidità, ha messo a disposizione degli istituti di credito solo la garanzia al 100% dei finanziamenti erogati alle imprese».
Questo cosa comporta per le banche?
«Quando la banca concede dei fondi fa riferimento a due tipologie di garanzia: statica, quando sussiste una garanzia sull'eventualità che il debitore non rimborsi, come nel caso dell'ipoteca e del Fondo di garanzia, e dinamica, quando si guarda la capacità di reddito del debitore, cioè quanto ha in cassa, per evitare che le imprese vadano in sofferenza».
Nel caso dei finanziamenti da 25mila euro a fondo perduto come funziona?
«La garanzia statica viene fornita dallo Stato attraverso l'intervento del Fondo di garanzia. In un normale finanziamento, prima dell'erogazione del prestito, si dà corso ad una fase istruttoria in cui la banca analizza la capacità di reddito del richiedente e tiene l'eventuale garanzia statica come ultima ipotesi, in caso di inadempienza. Ma per il finanziamento a tasso zero legato all'emergenza coronavirus lo Stato ha chiesto agli istituti di credito di saltare la fase istruttoria».
Ma ciò non sta avvenendo, nella maggior parte dei casi. «Esattamente. La banche stanno procedendo comunque con una parziale istruttoria, “guardano” il soggetto a cui stanno prestando il denaro, in quanto hanno una responsabilità nell'impiego di quelle somme. Un minimo di istruttoria si rende necessaria. Ed è qui che le banche frenano, perché ritengono che, in molti casi, quelle erogazioni non torneranno più indietro».
È questa la causa di appena 10% di domande evase?
«Ha inciso l'atteggiamento di difesa assunto dalle banche rispetto alla concessione dei prestiti. Il ragionamento è semplice. Se la banca salta la fase istruttoria, un domani potrebbe ritrovarsi con il rischio che gli azionisti o i correntisti chiedano conto delle erogazioni concesse a soggetti che non avevano capacità di reddito, quindi potenzialmente impossibilitati a rientrare. Tutto questo sta portando ad una mancata erogazione dei 25mila euro, con due fattori che incidono negativamente: le banche, che frenano le erogazioni, e lo Stato che ha concesso solo una garanzia, non vera liquidità. Sono in corso soluzioni negoziate con il governo e il sistema bancario per una rimodulazione dell'accordo sui finanziamenti da 25mila euro, che tenda a limitare la responsabilità dei dirigenti bancari su un incauto affidamento».
Con quali conseguenze per gli imprenditori?
«L'attuale situazione sta penalizzando migliaia di aziende che devono pagare affitti, fornitori, stipendi, bollette, mutui e che non hanno un euro in tasca. Oggi manca la liquidità, non ci sono soldi in cassa e questo è un problema. La misura adottata dal governo non sta funzionando in quanto gli istituti di credito ritengono di non avere le necessarie garanzie in mano per saltare completamente la fase istruttoria e fare leva solo sulla garanzia totale da parte dello Stato».
Dove si inceppa il meccanismo?
«Esiste un duplice intoppo: nelle banche, per le ragioni che abbiamo finora esposto, e nel Fondo di garanzia, che non è strutturato a regime per trattare una mole di lavoro così consistente. Ci sono migliaia e migliaia di imprese ferme, che attendono l'erogazione del finanziamento per poter ripartire. Almeno il 70% delle aziende abruzzesi ha chiesto di poter accedere al fondo da 25mila euro, per avere immediata liquidità. Di queste, solo il 10-15% ha ottenuto una risposta positiva dalle banche, ma solo dopo una fase istruttoria che ha valutato la solidità del soggetto richiedente, la possibilità di far fronte alla restituzione delle somme, anche in base alle disponibilità di cassa e a quanto entrerà in cassa nei prossimi mesi». (m.p.)
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