I primi soccorritori e quella notte

Daniele Perilli e Fabio Pellegrini: «Fu terribile vedere che l’hotel non c’era più»
FARINDOLA. Hanno tentato in tutti i modi di salvare quante più vite possibile, dopo aver raggiunto ciò che restava dell’hotel. Ad affrontare la tragedia che cinque anni fa sconvolse l'Abruzzo e l'Italia intera, in prima linea c’erano i soccorritori. Vigili del fuoco, guardia di finanza, Soccorso alpino: eroi nell'ombra, che hanno lavorato in condizioni impossibili, al freddo.
Daniele Perilli, oggi presidente del Soccorso alpino e speleologico abruzzese, è stato tra i primi ad arrivare sul luogo del disastro. «Ho ancora ben impresse in mente le immagini che mi trovai dinanzi una volta arrivati. Abbiamo capito subito che eravamo davanti ad una catastrofe di proporzioni devastanti», racconta. «Il fatto che tante persone siano rimaste sotto le macerie e siano morte ci distrugge, ma poi c’è la soddisfazione di aver salvato tutti i bambini: questo ci inorgoglisce. L'hotel Rigopiano era un posto che conoscevo molto bene e arrivando con la mia squadra di soccorritori ho avuto una sensazione bruttissima perché non c'era più. La valanga lo aveva totalmente spazzato via», ricorda ancora Perilli, intervenuto ieri alla cerimonia con altri membri del Soccorso alpino.
Ieri c’era anche Fabio Pellegrini, istruttore di sci di Loreto Aprutino, la cui presenza fu fondamentale, 5 anni fa, per portare la prima squadra di soccorritori nella zona dell'hotel. Senza il suo aiuto avrebbero sbagliato strada, tanto erano proibitive le condizioni climatiche. «A distanza di cinque anni ricordo tutto come se fosse ieri», dice. «Sensazioni e ricordi si intrecciano e viaggiano di pari passo, sarà impossibile dimenticare quella notte. Non appena seppi quello che era successo partii con un minimo di equipaggiamento per prestare il mio aiuto. Lo dovevo a Roberto Del Rosso, ai ragazzi che lavoravano a Rigopiano. E poi avevo saputo che erano lì anche i compaesani Piero Di Pietro (con la moglie Barbara) e la famiglia di Sebastiano Di Carlo. C'erano amici che oggi mi mancano. Una volta arrivati fu terribile, l'hotel non c'era più. Cercavamo fessure per riuscire a captare delle presenze, ma si vedeva solo una montagna di neve. Rigopiano», conclude, «resterà per sempre nella mia memoria e nel mio cuore». (f.bel.)

