I professori “esiliati” tornano a casa

22 Settembre 2016

A lezioni iniziate escono le graduatorie dei docenti con le nuove sedi in Abruzzo

PESCARA. Uno dopo l'altro, stanno tornando a casa i docenti abruzzesi delle scuole di ogni ordine e grado trasferiti al nord per effetto del contestato algoritmo della legge 107 sulla buona scuola. L'Ufficio scolastico provinciale (www.istruzionepescara.it) sta pubblicando gli elenchi delle graduatorie degli insegnanti, per ora quelli di sostegno, che hanno ottenuto l'assegnazione provvisoria nelle sedi richieste delle quattro province regionali.

I docenti “esiliati” nelle scuole del nord tra Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Marche e Umbria hanno preso servizio il 1° settembre e nell'arco di 20giorni , tra proteste e denunce in procura e alla Corte europea, hanno ottenuto di poter tornare in famiglia dove avevano lasciato i figli a mariti e genitori . Nei prossimi giorni conosceranno le sedi di destinazione loro assegnate e riprenderanno servizio in una scuola abruzzese, ad anno scolastico avviato.

Intanto in queste settimane si è costituito il movimento spontaneo dei Nastrini rossi (che i docenti hanno legato alle valigie trascinate persino in classe) nato in Puglia e Campania ed esteso all'Abruzzo, per un totale di circa 8000 docenti, di cui 400 locali. Portavoce dei Nastrini rossi abruzzesi è Francesca Carusi, 38 anni di Montesilvano, insegnante di storia dell'arte con specializzazione in sostegno, ex liceo Spaventa, inviata al liceo classico Mamiani di Pesaro e in attesa della graduatoria che le consentirà il rientro a Pescara nei prossimi giorni. Carusi racconta le lotte avviate in queste settimane per arrivare al risultato: «Abbiamo incontrato il dirigente dell'ufficio scolastico regionale Ernesto Pellecchia, per sollecitare le assegnazioni provvisorie e trovato un riscontro solidale. Abbiamo anche inviato una lettera al premier Matteo Renzi per chiedergli di rimettersi a tavolino e ristudiare daccapo la legge sulla Buona scuola, che sta sventrando le famglie italiane da Nord a Sud». Renzi, prosegue Carusi, «ritiene i docenti “preziosi per le istituzioni”, se davvero lo pensa, rimoduli i posti che ci sono, e ce ne sono in abbondanza, in tutte le regioni, senza spedire altrove gli insegnanti, che fuori casa si stanno giocando lo stipendio di 1300 euro tra albergo, casa in affitto e spese quotidiane, oltre a doversi occupare delle famiglie rimaste in Abruzzo».

Cinzia Cordesco

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