I ragazzi del Marconi ambasciatori della guerra al cyberbullismo

PESCARA. Conoscere il mondo social «per usarlo con consapevolezza e responsabilità». Perché la rete «non è una piazza virtuale dove si può pensare di restare anonimi», ma uno strumento virale «dove...
PESCARA. Conoscere il mondo social «per usarlo con consapevolezza e responsabilità». Perché la rete «non è una piazza virtuale dove si può pensare di restare anonimi», ma uno strumento virale «dove nulla rimane in privato». Ogni parola, immagine, video, diventa «immediatamente di dominio pubblico». Dal cyberbullismo, spiegano i sette studenti "ambasciatori della conoscenza" del liceo Marconi, ci si difende, prima di tutto, «attraverso la conoscenza, da condividere ed estendere a scuola e famiglia, degli strumenti tecnologici».
E quando si intercetta il reato «la prima regola da attuare è la denuncia». Sono i passaggi chiave, per la lotta al fenomeno del bullismo e cyberbullismo, imparati dai 250 alunni del liceo Marconi, del Tito Acerbo e del Manthoné di Pescara e dell’Itis Savoia di Chieti che hanno partecipato alla seconda edizione del Safer Internet day.
L'evento, svoltosi ieri mattina nella sala Alessandrini del tribunale (foto Giampiero Lattanzio), è stato organizzato dalle docenti di Lettere Emilia D'Innocenzo e Caterina Petrecca del liceo Marconi, istituto guidato dal preside Florideo Matricciano. Dopo i saluti del presidente del tribunale Angelo Bozza, del procuratore Massimiliano Serpi, di Ada D'Alessandro, funzionaria dell'Ufficio scolastico regionale (intervenuta nelle veci del direttore generale Antonella Tozza), ecco le relazioni del dirigente della polizia postale Elisabetta Narciso e di Giovanni Ziccardi, docente di Informatica giuridica – facoltà di Giurisprudenza – dell'università di Milano, autore di pubblicazioni sulla comunicazione e sul trattamento di dati sensibili. A moderare il dibattito, il magistrato Valentina D'Agostino.
«Quando si chatta sui social nessuno pensi di essere solo. Tutto ciò che pubblicate», ha spiegato Ziccardi agli studenti, «diventa potenzialmente virale, l'anonimato in rete è solo una leggenda. I social non sono una casa virtuale dove sentirvi protetti, ma tutto diventa pubblico e nulla rimane privato, siatene consapevoli».
Il Marconi ha creato un pool di sette studenti definiti «ambasciatori della conoscenza»: Chiara De Marco, 17 anni di Francavilla, Alessia Di Santo, 17 anni di Pescara, Andrea Petaccia, 18 anni di Montesilvano, Ashley Nicole Barile, 16 anni di Pescara, Giada Fiore, 18 anni di Pescara, Daniele Di Matteo, 16 anni, e Christian Salerno, 18 anni di Pescara, che sono stati adeguatamente formati e preparati dal corpo docente per diventare i testimonial dell'iniziativa. Dal palco hanno spiegato ai compagni come si combatte il fenomeno. Giada: «Ci siamo dati il ruolo di ambasciatori, ossia di tramite per i nostri compagni, di riflessioni e proposte per dire basta ai comportamenti prevaricatori, violenti e prepotenti nei confronti di ragazzi stigmatizzati come deboli, impacciati, sfigati, abbigliati in maniera diversa dagli altri, presi di mira persino perché troppo "secchioni"». Christian ha chiarito la differenza tra bullismo e cyberbullismo. L'una cosa si differenzia dall'altra perché «i ragazzi si muovono in un contesto completamente nuovo in cui è lo spazio virtuale a funzionare da canale comunicativo e dunque veicolo di prepotenze e soprusi. Sulla scena virtuale si muovono questi soggetti: i bulli (violenti); i sostenitori dei bulli (che irridono e incitano); la vittima (insicura, sensibile, impacciata); il difensore della vittima (che si schiera contro il cyberbullo), l'esterno (lo spettatore passivo, il lettore indifferente)». Le modalità di azione secondo Chiara: «Atti di vessazione, umiliazione, molestia, diffamazione, che, con l'ausilio del mezzo informatico, trovano infiniti canali di diffusione e amplificano la loro risonanza in maniera preoccupante».
I linguaggi utilizzati dai cyberbulli: «Messaggi cifrati nelle caselle whatsapp, pollice in alto per esprimere gradimenti, faccette ridicole per descrivere emozioni approssimative».
Avvertono, gli ambasciatori, che «lo spazio di un clik può racchiudere attimi decisivi per la vita dei più giovani che possono sentirsi derisi, ingannati, condannati, esclusi, traditi». Prossimo obiettivo del Marconi: la convocazione delle famiglie per spiegare l'importanza di usare consapevolmente i social insieme ai figli.

