«I rapinatori ci hanno spiati per giorni»

28 Aprile 2022

Il titolare della gioielleria Seta: sono entrati in azione durante l’allestimento della vetrina, mentre una commessa rientrava

PESCARA. Sono stati abili, ma poteva andare molto meglio ai tre rapinatori che martedì pomeriggio hanno portato via nove Rolex dalla gioielleria Antonio Seta di via Cesare Battisti, mettendo insieme un bottino di 80mila euro (che è il prezzo di costo degli orologi). All’interno, hanno lasciato altri Rolex, a decine, e molti gioielli, custoditi nelle casseforti e nelle vetrine, tutte chiuse con l’antifurto, che non sono riusciti ad aprire «grazie ai sistemi di sicurezza» attivi nel negozio, come fa notare proprio Seta.
L’abilità l’hanno mostrata entrando in azione perché si sono intrufolati nel negozio nel momento in cui una delle cinque commesse si è fatta aprire la porta dalle colleghe, per rientrare: aveva appena visionato la vetrina dall’esterno, mentre un’altra dipendente posizionava i Rolex per metterli in esposizione. Negli istanti in cui l’uscio si apriva, la commessa «è stata spinta all’interno dai tre rapinatori, che sono entrati con lei» e proprio questa irruzione ha impedito alla dipendente di attivare il sistema di allarme che “copre” le vetrine dei Rolex appena sistemate. A quanto sembra per spingere la donna all’interno hanno usato un seggiolino tipo “ovetto”.
I rapinatori, che avevano un accento pugliese, «hanno minacciato le ragazze, hanno detto loro di stare calme e di non reagire, pronunciando frasi come “Se state buone non vi succede niente”», anche se non hanno mostrato armi. «Hanno cercato di immobilizzare le commesse, hanno costretto una di loro ad aprire tre vetrine interne (disattivando prima l’allarme, per sbloccarle), e una vetrina esterna, dove non era stato possibile attivare l’allarme, e hanno prelevato nove Rolex. Per fortuna è solo una minima parte di tutti quelli che si trovano nelle casseforti» e basti pensare al precedente del 2018 (rubati 60 Rolex da 800mila euro) nella stessa gioielleria per rendersi conto del bottino a cui hanno rinunciato due giorni fa.
I tre, con il volto coperto da cappellini tipo cuffia, occhiali da sole e mascherina anti-Covid, «avrebbero voluto molto di più, e in effetti c’era molto di più. C’erano decine di orologi, peraltro tutti già venduti ma che comunque teniamo in negozio, come assortimento, fino ai nuovi arrivi», continua Seta. «E nelle vetrine c’erano gioielli per 200mila euro, ma non li hanno toccati. Insomma il danno è stato minimo, anche rispetto all’altra volta, grazie ai sistemi di sicurezza, e sono contento che non sia successo niente alle ragazze, che sono sotto shock ma per fortuna sono forti. Il fastidio c’è, perché alcuni di quegli orologi erano stati già pagati. Ora metteremo altri sistemi, per proteggerci», dice sempre Seta che martedì è arrivato in negozio solo pochi minuti dopo la rapina.
I tre, «che forse hanno spiato le mosse delle commesse negli ultimi giorni», non sembravano molto esperti, tant’è che volevano le chiavi per rinchiudere le ragazze dietro al negozio ma non lo hanno fatto e hanno provato ad aprire la cassaforte, inutilmente. «Sentivano il telefono squillare e temevano che fosse scattato l’allarme (ma è partito solo mentre andavano via). Avevano fretta, e uno continuava a dire “Dobbiamo andare”». Poi, una volta fuori, sono saliti in due su altrettanti monopattini e uno su una e-bike, una di quelle con le ruote larghe, verso il mercato. Forse pensavano di aver preso molto di più perché una delle commesse ha tirato fuori quattro pacchi dalla parete che prima ospitava i Rolex e li ha consegnati ai rapinatori, assicurando a uno di loro che contenessero orologi. E invece dentro c’erano solo cataloghi. Carta straccia.
Si sono mossi sotto le telecamere, dentro e fuori l’attività. E la polizia, che ieri è tornata nella gioielleria, continua a cercarli.