I residenti di Rancitelli: «Così volevano bruciare un palazzo»

8 Agosto 2023

Denuncia in Procura degli inquilini di via Lago di Capestrano: per vendetta dopo il furto di un monopattino, qualcuno di notte ha tentato di appiccare un incendio a un appartamento, poteva essere una strage

PESCARA. «Hanno messo fuoco a un portone al secondo piano e, se il rogo non si fosse spento, avrebbe bruciato tutto il palazzo dove abitano venti famiglie. È successo di notte e non ci siamo accorti di nulla fino al mattino successivo, quando sono arrivati i carabinieri e la polizia municipale per fare i sopralluoghi. Poteva essere una strage». È la denuncia disperata di un inquilino che vive al civico 70 di via Lago di Capestrano che ha segnalato l’episodio, accaduto nei giorni scorsi, attraverso una raccolta firme inviata al Comune, alla Prefettura e alla Procura. È un’altra segnalazione che arriva da un quartiere che continua a fare i conti con la criminalità che fa paura e con il degrado: ieri sul Centro, il parroco don Massimiliano De Luca aveva raccontato della droga consumata di notte anche sul sagrato delle chiesa degli Angeli Custodi insieme alle grigliate; e poi, con il Ferro di cavallo in demolizione, i palazzi ex Clerico sono diventati un accampamento abusivo di tossicodipendenti. E adesso anche un tentativo di vendetta con il fuoco: «Ora abbiamo paura che possa succedere ancora, non possiamo passare le notti a fare la guardia ai portoni per proteggere le nostre famiglie», dice il residente che dopo l’episodio ha incontrato anche il sindaco Carlo Masci per affidargli la preoccupazione sua e degli altri assegnatari degli alloggi popolari di Rancitelli.
Il motivo scatenante del rogo al porto dell’appartamento, abitato da una famiglia di stranieri, sarebbe il furto di un monopattino. In una denuncia scritta a mano, il residente spiega la dinamica dell’accaduto: «Il tentativo di incendio, che ha bruciato il portone al secondo piano dello stabile abitato da una famiglia trasferita a questo indirizzo dal Ferro di cavallo, sarebbe partito dal furto di un monopattino. Un giovane componente della stessa famiglia sarebbe stato ripreso dalle telecamere, visionate dalla polizia municipale mentre discuteva con altri connazionali». Quindi, alla base dell’accaduto ci sarebbe, secondo l’inquilino dello stabile di via Lago di Capestrano, «un regolamento di conti tra persone straniere che hanno litigato furiosamente tra loro presumibilmente per il monopattino ma forse avevano anche altre ruggini in corpo. Tra l’altro abbiamo anche ritrovato nell’androne del palazzo alcune biciclette, probabilmente di provenienza furtiva», riferisce il residente. Che prosegue: «Viviamo da oltre 40 anni in questo palazzo e non è mai accaduto nulla di così grave. Abbiamo paura che il fatto si ripeta, chiediamo l’allontanamento di questa famiglia: non possiamo organizzare turni di guardia davanti ai portoni per stare tranquilli».
L’inquilino racconta il clima di paura: «Una donna incinta con un figlio di 4 anni ha lasciato già l’alloggio per andare a vivere altrove, spaventata da questa situazione che potrebbe degenerare in qualcosa di peggio. Se il rogo, che non sappiamo come e con cosa è stato appiccato, non si fosse spento per qualche ragione che ignoriamo, e fortunatamente qualcosa è andato storto, ora staremmo a contare le vittime: l’incendio è stato appiccato di notte, mentre tutto il palazzo dormiva. Ci siamo resi conto del pericolo solo il mattino dopo quando ci siamo svegliati. A che punto siamo arrivati?», si domanda l’uomo, «una ventina di famiglie, anziani, bimbi e invalidi civili, vivono nel terrore e stanno in all’erta perché temono che possa accadere ancora qualcosa di brutto. Chiediamo l’allontanamento di queste persone che hanno minato la nostra tranquillità».
Nel quartiere dove la gente perbene fugge perché non percepisce la sicurezza, malgrado i controlli delle forze dell’ordine che setacciano l’area a tutte le ore, è stata segnalata la presenza, ultimamente, di numerosi stranieri che procedono con traffici considerati sospetti. E proprio ieri don Max, sentinella della zona, aveva confermato i timori con una frase: «Mai visto così tanti tossicodipendenti come in questo periodo».