I rifugi con vista sul mare ecco le case dei disperati

7 Giugno 2015

Lenzuola e asciugamani per dividere le stanze degli accampamenti nell’ex colonia Il recinto è aperto, rotte porte e finestre. Invasi dai rifiuti i locali saccheggiati

MONTESILVANO. Dice che si chiama Abul e che è arrivato a Montesilvano dalla Nigeria due anni fa: porta un paio di pantaloni corti di jeans, una polo blu, ciabatte e in mano tiene una sacchetto di plastica con un panino. Abita davanti al mare Abul, nel degrado della Stella Maris. «Non ci sono solo io», dice lui. E dice la verità: l’ex colonia fascista, di proprietà della Provincia di Pescara, è un accampamento di disperati tra i rifiuti. I vandali hanno distrutto le porte e le finestre, i ladri hanno portato via i canali di rame e i quadri elettrici. L’edificio a forma di aeroplano che domina il lungomare resta il mostro di Montesilvano. Qui, l’8 aprile scorso un tunisino di 54 anni in preda alla disperazione si è dato fuoco: nel cortile ci sono ancora i nastri bianchi e rossi dei vigili del fuoco a delimitare il triangolo in cui è morto Rachid Romdhane. Il 23 aprile scorso, la Asl ha ordinato «di bonificare sia l’area esterna, sia interna dell’immobile, con la dovuta rimozione e smaltimento di tutti i rifiuti presenti». Il sindaco Francesco Maragno ha scritto al presidente della Provincia, Antonio Di Marco e lui ha promesso che al massimo «tra 10/15 giorni» partirà la «bonifica». Manca un pugno di giorni per capire se la promessa sarà mantenuta. Il conto per aver tenuto un edificio abbandonato è di 47 mila euro: tanto spenderà la Provincia per ripulire la Stella Maris.

Costruita in 9 mesi e inaugurata il 10 settembre del 1939, la Stella Maris è un cantiere dal 2004. Aspettando la «bonifica», la Stella Maris resta un campo aperto: la recinzione è soltanto apparenza. La rete di ferro, chiusa anche con un lucchetto, è troppo corta per bloccare gli accessi. E poi le porte e le finestre dell’edificio sono rotte. Ma cosa c’è nel fabbricato che il Comune vorrebbe diventasse un’università per i corsi di laurea dell’Accademia delle Belle Arti di Roma? Al piano terra una distesa di rifiuti: cumuli di vestiti, materassi, cuscini. E poi scarpe con il tacco, stivali e borse, segno che qui passano anche le prostitute. Accanto alla scalinata che porta al primo piano, c’è un fiore fresco tra i mattoni: quasi un sacrario. A terra, un lettore cd. Al piano superiore, dentro una busta della spesa, c’è una macchina per il caffè espresso. Poi, giochi per bambini e una pentola. Nelle ali dell’aeroplano, a destra e sinistra, si ammassa la spazzatura: i disperati usano gli stanzoni come bagni.

Al secondo piano, verso la torre, ci sono le finestre aperte e si vedono la spiaggia e la riviera. Dentro, invece, ci sono gli appartamenti dei fantasmi, compreso Abul: il primo si trova al di là di una fila di asciugamani e lenzuola a fiori. C’è la scopa per spazzare il pavimento, la sedia a sdraio ripiegata e poggiata al muro. Sul tavolo pentole, bicchieri e tovaglioli. Un altro appartamento è dalla parte opposta: rete e materasso, un cuscino, un comodino con una cassetta di plastica e un pezzo di legno, sopra un quadro con la foto di Marylin Monroe. Sul marmo, abiti, scarpe Nike e una macchinetta da due tazze per il caffè.

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