I Ris cercano le tracce dei killer sulla 500

I carabinieri hanno esaminato l’auto di Alessandro ritrovata in via Mazzini. Sotto torchio chi conosceva bene il 28enne
PESCARA. Sono andati avanti per ore, ieri mattina, i rilievi dei carabinieri del Ris sulla Fiat 500 rossa di Alessandro Neri, il 28enne di Villa Raspa di Spoltore giustiziato e poi abbandonato sul torrente Vallelunga, dove è stato ritrovato giovedì scorso. Ora il materiale finito tra i reperti di questo giallo è da esaminare con attenzione da parte dei Ris, che si sono soffermati su ogni singolo centimetro della vettura, dentro e fuori, alla ricerca di impronte e tracce di qualsiasi tipo lasciate non solo da Alessandro, detto Nerino, ma anche di chiunque sia salito su quel mezzo prima o dopo la morte del 28enne.
E sono stati sempre i Ris a fornire una prima risposta sull’arma che ha ucciso il giovane, una pistola semiautomatica calibro 7,65 che ha esploso due colpi: uno ha raggiunto Alessandro alla testa, uccidendolo, l’altro al torace, trapassandolo da una parte all’altra.
Parallelamente agli accertamenti tecnici prosegue l’attività dei carabinieri del Reparto Operativo, diretti dal colonnello Gaetano La Rocca, con quelli del Nucleo investigativo, coordinati dal maggiore Massimiliano Di Pietro, che stanno scavando senza sosta nella vita di Alessandro, e in particolare si stanno occupando delle sue amicizie e delle sue frequentazioni, per arrivare al bandolo della matassa e dare un nome agli assassini, potendosi trattare di più persone.
Tanti gli interrogatori effettuati dagli investigatori in questi giorni: alcuni, in particolare, sono stati ripetuti più volte per approfondire degli aspetti specifici, dei dettagli, e fare luce sui rapporti del giovane. Il 28enne, che è stato visto l’ultima volta in vita dalla madre Laura Lamaletto lunedì pomeriggio, potrebbe essersi allontanato in compagnia di qualcuno che conosceva. E potrebbe essere stato lui stesso a lasciare la 500 in via Mazzini, dove è stata trovata mercoledì mattina, per poi spostarsi da lì su un altro mezzo. Oppure, altra ipotesi, la 500 potrebbe essere stata portata in centro dopo l’esecuzione del 28enne, magari dopo essere stata adeguatamente pulita, visto che appariva limpida. Tra i rapporti su cui gli uomini dell’Arma hanno scavato in questi giorni anche quello tra Alessandro e un cugino, Gaetano Lamaletto, figlio del fratello della madre, che si occupa dell’azienda vinicola “Il Feuduccio”, in provincia di Chieti, un’attività imprenditoriale da cui Laura è stata allontanata. I due cugini potrebbero aver avuto una discussione, frutto dei dissidi interni alla famiglia Lamaletto o forse diretta conseguenza di una discussione avvenuta tra la madre di Alessandro e suo nipote. Ma la donna, come ha detto lei stessa, cercava di tenere Alessandro lontano da queste vicende, impedendogli di fare qualsiasi cosa. E questo potrebbe aver provocato un turbamento ad Alessandro.
È passata una settimana esatta dal giorno in cui proprio lei, la madre del 28enne, ha lanciato il primo allarme su Facebook segnalando ai suoi amici la scomparsa improvvisa di Alessandro, chiedendo a tutti di condividere la fotografia del figlio, nella speranza che si trovasse al più presto e che tornasse a casa. Il post è diventato virale ed è finito anche in Venezuela (grazie alla sorella di Laura, Adriana) dove la famiglia è molto conosciuta, perché il capostipite, Gaetano, padre di Laura, ha fondato un impero nel mondo delle ceramiche.
Madre e figlio vivevano insieme in casa da un anno, visto che il padre di Alessandro, Paolo, orafo, lavora a Firenze e i tre fratelli si sono trasferiti a Bologna, Miami e Dublino. Il rapporto tra madre e figlio era strettissimo. “Nerino”, così veniva chiamato Alessandro, «era il mio terzogenito preferito», diceva la madre nei giorni scorsi parlando del figlio come di «un ragazzo uguale agli altri, che amava i genitori e i fratelli». Poi, pensando alla morte del figlio, ha aggiunto che «il mondo è pieno di cattiveria e malvagità». Non tutti i fratelli hanno avuto la possibilità di rientrare in questi giorni, dopo l’omicidio, per l’ultimo saluto ad Alessandro, la cui salma si trova ancora all’obitorio dell’ospedale di Pescara.
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