I sindacati: «Difenderemo i posti di lavoro»

Di Simone, segretaria di Filcams Cgil: dopo il giro di vite, a Pescara i dipendenti sono scesi da 50 a 22
PESCARA. Si sono interrotte, almeno per il momento, le trattative tra Eternedile, proprietaria della Vemac e i sindacati. Nell’ultimo incontro in Regione del 25 ottobre scorso per affrontare la questione dei licenziamenti è stato firmato dalle parti un verbale di mancato accordo. In questa intervista uno dei protagonisti della trattativa, la segretaria della Filcams Cgil Alessandra Di Simone, spiega cosa sta succedendo.
Segretario, ci spiega cosa sta accadendo alla Vemac?
«L’azienda ha aperto a luglio una procedura di mobilità, quindi un licenziamento collettivo per 22 unità, di cui 18 a Pescara. Quando l’attuale proprietà è arrivata nel 2018 ha trasferito tutti gli impiegati nella sede principale a Modena, perché ha voluto centralizzare tutta la parte amministrativa. Sono stati trasferiti 40 dipendenti, così è stata fatta una prima scrematura. Qualcuno ha accettato di andare, altri hanno concordato l’esodo e sono andati via. Allora ci fu un accordo sindacale».
Ora la situazione è diversa?
«Questa volta, invece, la proprietà ha aperto una procedura di licenziamento collettivo a luglio. Noi abbiamo iniziato la fase sindacale che dura 45 giorni e non abbiamo trovato un accordo. L’azienda ha fatto ogni volta un passo in avanti e uno indietro. Per questo, si è deciso di fare un mancato accordo, previsto dalla normativa, per poi proseguire la procedura in Regione».
Per quale motivo?
«Abbiamo chiesto un tavolo, perché secondo noi bisognava ricorrere a un ammortizzatore sociale. La crisi, in realtà, era già cominciata con la precedente proprietà, la Saint-Gobain, tanto è vero che questa aveva avviato la solidarietà. La Eternedile quando era subentrata, visto che aveva avviato i trasferimenti di 40 dipendenti, aveva tolto la solidarietà. L’attuale proprietà ora ha fatto presente di non riuscire più a gestire le finiture, i sanitari e la termoidraulica e di voler mantenere solo cemento, mattoni e materiale edile da cantiere. La proprietà ha precisato di pagare anche un affitto molto alto e quindi ha fatto sapere di voler rivedere tutta la struttura. Noi abbiamo chiesto di applicare l’ammortizzatore sociale, ossia la cassa integrazione straordinaria anche per settore, così i lavoratori non avrebbero perso il salario di colpo».
Quanti dipendenti sono rimasti dopo i tagli?
«Su tutto l’Abruzzo dovrebbero essere 98. Qui a Pescara c’erano una cinquantina di dipendenti. Togliendo i 18 licenziamenti e i 10 trasferimenti, si scende a 22. (a.ben.)
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