I sindaci: mandate tecnici

5 Novembre 2016

«La gente non si fida delle verifiche fatte dai nostri»

MOSCIANO. E' la paura a regnare nei paesi colpiti dal sisma, di chi aspetta le verifiche nella propria casa e di chi non vuole mandare i propri figli a scuola. In prima linea a rispondere ai timori e ai disagi dei propri concittadini ci sono i 106 sindaci dei paesi abruzzesi colpiti dalla lunga scia di terremoti cominciata il 24 agosto scorso. Alcuni di loro non hanno nemmeno più a disposizione il municipio, perché danneggiato. Ieri sera, i 106 sindaci hanno ribadito le loro difficoltà al governatore della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, chiedendogli di farsi sentire a gran voce nella successiva riunione in notturna a Firenze con il presidente del consiglio Matteo Renzi. In ballo ci sono infatti ancora i dettagli tecnici del decreto legge post -terremoto, che la prossima settimana sarà presentato in Abruzzo proprio dal commissario per la ricostruzione Vasco Errani. Tra le richieste, verifiche veloci sugli edifici, moduli e container per spostare temporaneamente gli edifici pubblici inagibili e una ricostruzione in tempi certi.

L'incontro di ieri a Mosciano Sant'Angelo tra Regione, sindaci e la Protezione civile abruzzese per fare il punto della situazione si è aperto con le assicurazioni del governatore: «Tutti verranno risarciti previo accertamento del rapporto causa-effetto per i danni derivanti da sisma. Sarà aumentato il numero degli accertatori per velocizzare le verifiche anche con accordi con gli Ordini. Inoltre verrà introdotto un nuovo tipo di scheda (Fast) per accelerare i tempi di accertamento in territori meno colpiti,». E' questo uno dei temi più delicati per i sindaci. Spiega il presidente della Provincia di Teramo Renzo Di Sabatino, che si è fatto portavoce della questione: «Il nostro territorio vive una situazione di precarietà, in cui verifiche veloci servono anche per tranquillizzare i cittadini preoccupati e convincere i genitori spaventati a riportare i figli a scuola. Solo a Teramo parliamo di 11mila studenti che devono tornare a seguire lezioni».

«I genitori non credono ai tecnici del Comune, vogliono conferme da quelli della Protezione civile», aggiungono i sindaci di isola del Gran Sasso e Tocco da Casauria Roberto Di Marco e Riziero Zaccagnini. E il sindaco di Montorio al Vomano Gianni Di Centa: «La tensione è altissima, acuita proprio oggi da una lettera inviata dai dirigenti scolastici ai sindaci e non solo, in cui si chiedono tutta la documentazione sulla sicurezza degli edifici ed i verbali dei sopralluoghi, oltre all'interessamento del prefetto. Noi sindaci ce la stiamo mettendo tutta, ma è difficilissimo il rapporto con personale scolastico e genitori in questa situazione di grande paura che vivono le famiglie. C'è persino chi ha proposto una colletta per acquistare dei moduli provvisori in cui fare scuola». Moduli o container che invece sembrano fondamentali in altri paesi, come Civitella del Tronto: «Abbiamo due scuole chiuse per lavori e una, quella del capoluogo, ora inagibile. Inagibile anche il municipio. E non abbiamo altri locali in cui spostare gli studenti e gli uffici. Non sappiamo come fare», spiega il sindaco Cristina Di Pietro.

C'è un altro problema che i Comuni sono chiamati a fronteggiare: quello di far quadrare i conti. Lo spiega Franco Tarquini, primo cittadino di Tossicia: «Il nostro comune era nel cratere del terremoto dell'Aquila e ora è fortemente danneggiato da questi due mesi di sismi fortissimi. Ho firmato 105 ordinanze di inagibilità: queste si trasformano in tasse non pagate. L'ammanco ci creerà problemi nel chiudere il bilancio comunale». «Anche i Comuni, come le attività economiche, dovranno essere ricompensati», la risposta di D'Alfonso.

Luca Tomassoni

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