I titolari di bar e ristoranti: «Il Green pass? Una beffa»

Non piace la decisione del Governo: «È un altro colpo, rischiamo di non rialzarci» Tra le ragioni contestate, i controlli: «Non vogliamo fare i poliziotti con i clienti»
PESCARA. «Così perdiamo clienti e rischiamo di non rialzarci più». È il grido d’allarme dei titolari di ristoranti, bar e di gran parte delle associazioni di categoria dopo l’annuncio che dal 6 agosto senza il Green pass non si potrà accedere a una serie di servizi. Nel loro caso, non si potrà consumare al tavolo al chiuso. «Come sempre», sottolinea Carlo Miccoli, presidente Fipe Confcommercio Pescara e titolare del bar Excelsior, «se la prendono con ristoranti e bar. Con noi che abbiamo tutte le misure di sicurezza, che sin dall’inizio abbiamo rispettato tutti i protocolli alla lettera, tanto è vero che nelle nostre attività si sono registrate e si registrano meno contravvenzioni rispetto ad altre. Ci stanno di nuovo mettendo in seria difficoltà. E poi chiedo, noi che dobbiamo fare? Un’altra volta i poliziotti? E ancora chi non ha i tavoli fuori, come deve comportarsi? Purtroppo succederà che andremo a perdere anche i clienti al banco. Questo provvedimento», continua Miccoli, «non ci voleva dopo tutto quello che abbiamo passato in inverno. Forse al governo pensano che sia facile gestire bar e ristoranti, ma non è così. Come Fipe prenderemo una posizione per vedere come risolvere tutto questo. Nessuno ci sente o ci interpella a livello nazionale, come in quello locale e regionale. Siamo stanchi e come noi è stanca anche la gente. Mi dispiace che questo provvedimento arriva proprio ora che ci stavamo un po’ riprendendo, anche se in modo non paragonabile allo scorso anno. In questo stesso periodo, nel 2020», fa presente, «avevamo più lavoro e questo perché non c’erano le incertezze che viviamo oggi. Anche alle strutture ricettive iniziano ad arrivare disdette. L’anno scorso, c’era più movimento. A livello economico sarà dura, considerando anche che non abbiamo aiuti. I ristori tanto attesi non sono arrivati. O meglio, solo le briciole».
Anche per Fabrizio Vianale, direttore di Confartigianato Pescara, ci saranno ripercussioni economiche e anche forti. «Siamo contrarissimi», dice, «per tutta una serie di ragioni. Innanzitutto i nostri associati non possono mettersi a fare anche i controllori e poi penso che, dopo un anno e mezzo di pandemia, ci debba essere senso di responsabilità. Non possono essere le imprese a pagare per ogni cosa. Questo provvedimento si ripercuote su chi ha già pagato la crisi. Anche i clienti sono scandalizzati. Questa obbligo, per noi, non ha ragione di essere, considerando fra l’altro che la maggior parte delle persone ormai sono vaccinate. Le imprese un Green pass lo hanno già e sono i protocolli che quotidianamente rispettano e fanno rispettare per evitare la diffusione del virus, perché hanno a cuore la salute loro, quella dei propri dipendenti e di tutti». Per Gianni Taucci, direttore di Confesercenti Pescara, gli operatori del settore «ingoiano l'ennesimo rospo», con la speranza che possa impedire nuove chiusure. «Sanno», sottolinea, «che la situazione è complicata e accettano il Green pass per evitare rischi in autunno. Per alcuni è la soluzione, ma ci sono anche altri che sono invece titubanti, altri ancora contrari. Ci aspettiamo un calo di fatturato nel settore delle cerimonie. Comunque, la nostra speranza è che la gente si continui a vaccinare».
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