I tre capodogli di Vasto uccisi dal gas nel sangue

14 Settembre 2014

Probabile morte per emersione rapida è la prima ipotesi degli esperti I cetacei potrebbero essere stati disturbati dalle attività petrolifere in Croazia

VASTO. Uccisi dalla “malattia del gas”, dall’embolia. Questa è l’ipotesi più probabile sulla morte dei tre capodogli trovati arenati con altri quattro giovani esemplari la mattina di venerdì sulla spiaggia di Punta Aderci. Lo ha stabilito una prima analisi necroscopica sulle carcasse, affidata al Cert (Cetacens strending emergency response team) di Padova.

Gli esami sono stati effettuati sulla spiaggia, interdetta per l’occasione, ma raggiunta da centinaia di curiosi. A Vasto è arrivato anche un pool di studiosi provenienti dalle Canarie. A guidare le operazioni il professor Sandro Mazzariol dell'Università di Padova. «I tre cetacei morti sono femmine. Due sono adulte. L'esemplare più piccolo misura 7 metri e mezzo, gli altri due 8,90 e 8,30 metri», ha spiegato il docente. Una delle femmine era anche incinta. L'equipe ha estratto un feto che si stima di 4/5 mesi e sarà destinato al Museo del Mare di Pescara, ha detto Vincenzo Olivieri, presidente dei Centro studi cetacei onlus. Riferendosi quindi alle cause della morte Massariol ha spiegato che sono «al minimo» le possibilità di sopravvivenza dei quattro esemplari che hanno ripreso il largo. Per eseguire uno studio più accurato i tre capodogli sono stati trascinati a riva durante la notte dal gruppo comunale di Protezione Civile guidato da Eustachio Frangione e da alcuni gruisti. Subito dopo sono cominciate le perizie. Altri esperti hanno seguito il comportamento dei cetacei tornati in mare. Il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti ha chiesto di essere costantemente informato. «Ci sono bolle» ha spiegato Mazzariol parlando degli esami «non si esclude nulla. Prima di stabilire il nesso con le cause attendiamo le indagini collaterali». Allo studio ci sono varie ipotesi tra cui l’utilizzo di air-gun in Croazia per la ricerca petrolifera. «Seguiremo tutti gli 11 step del Protocollo che abbiamo messo a punto dopo lo spiaggiamento del 2009 al Gargano», conclude Mazzariol. Da domani partirà il lavoro di raccolta dati. «Per prima cosa» ha aggiunto, «manderò le foto per avere una carta di identità degli animali. Poi seguirà il lavoro di ricerca di patogeni, quindi le indagini tossicologiche». Le prime risposte potrebbero arrivare entro un mese. Sulla presenza dei capodogli in Adriatico, il presidente dell'Istituto di ricerca Tethys, Giuseppe Notarbartolo di Sciara, ha spiegato che si tratta di «animali estremamente mobili, per così dire, “vagabondi”, e possono quindi trovarsi anche in Adriatico anche se in questa zona non sono molto comuni». Sul caso specifico di Vasto, sulle analisi necroscopiche, e sull’ipotesi embolia, Notarbartolo di Sciara, ha spiegato che, a livello generale, «se l'animale viene influenzato da emissioni sonore di origine antropica sottomarine la sua emersione avviene in modo scorretto. Su Vasto non posso dire se ci sia una responsabilità umana, quello che invece posso dire è che purtroppo le attività umane che emettono in mare suoni dannosi per i cetacei vengono eseguite scorrettamente soprattutto nel Mediterraneo». In serata l'arenile di Punta Aderci è stato ripristinato, le tre carcasse sono state rimosse e portate verso l'interramento.

Paola Calvano

Paola Toro

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