I vescovi: bonifica integrale dei veleni

9 Luglio 2014

La conferenza episcopale d’Abruzzo e Molise presieduta da monsignor Valentinetti interviene sul caso Bussi

BUSSI SUL TIRINO. La figura e le parole di Papa Francesco continuano a incidere nei cuori e a penetrare nelle coscienze dei cristiani. Nella catechesi del 21 maggio scorso, il pontefice aveva sottolineato che «dobbiamo custodire il creato perché è un dono che il Signore ci ha dato, è il regalo di Dio a noi; noi siamo custodi del creato. Quando noi sfruttiamo il creato, distruggiamo il segno dell'amore di Dio. Distruggere il creato è dire a Dio: "non mi piace. …E questo non è buono: ecco il peccato…Dio perdona sempre, noi uomini perdoniamo alcune volte, ma il creato non perdona mai e se tu non lo custodisci lui ti distruggerà».

Sul richiamo dal Papa i Vescovi della Conferenza episcopale Abruzzese-Molisana, presieduta da monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, intervengono sulla situazione ambientale di Bussi sul Tirino, sull'inquinamento delle aree situate a monte e nei siti degli impianti industriali e di quelli limitrofi (discarica di Tremonti), una contaminazione del territorio così imponente da far meritare a quei siti l'appellativo di più grande discarica di rifiuti chimici di tutta Europa.

Una situazione venuta alla luce solo nel marzo 2007, dopo più di un secolo dall'insediamento della fabbrica chimica a Bussi Officine, come risultato di una vasta indagine portata avanti dalla Forestale con il comandante Guido Conti, dopo aver scoperto sostanze velenosissime nelle falde acquifere.

I prelati citano la lettera enciclica di Benedetto XVI Caritas in veritate del 2009 dove, al comma 51, il pontefice affrontava il tema delle «modalità con cui l'uomo tratta l'ambiente, che influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso e, viceversa. Ciò richiama la società odierna a rivedere il suo stile di vita che, in molte parti del mondo, è incline all'edonismo e al consumismo, restando indifferente ai danni che ne derivano».

Sulla scia di quanto pronunciato dai due papi, i vescovi di Abruzzo e Molise, coscienti che «l'inquinamento in Val Pescara ha provocato gravi danni all'ambiente e a molte persone e continuerà a provocarne se non si pone riparo con una bonifica integrale, che risani l'ambiente», richiamandosi a un loro documento del luglio del 2008 - Una nuova sobrietà per abitare la terra - ricordano che «per amore alla nostra gente e alle future generazioni, non possiamo restare indifferenti rispetto ai problemi che riguardano strettamente la parte di terra che ci è stata affidata. Davvero il pianeta è casa che ci è stata donata, perché l'abitiamo responsabilmente, custodendone la visibilità anche per le prossime generazioni».

Parole chiare e profonde, che sono il preambolo per auspicare la bonifica totale di quelle aree come impegno morale degli uomini, possessori di un testimone avuto da Dio come preservatori della Vita, al di là di ogni politica, trattativa, scelta economica: «In particolare» si legge nel documento «chi ha inquinato è tenuto a riparare, ecco perché facendoci portavoce delle popolazioni che continuamente si rivolgono a noi, chiediamo che il male fatto venga riparato. Dove è stata accumulata la ferita dell'inquinamento, ci sia la riparazione con una bonifica integrale. Questo sarà il segno che è dovuto come giustizia e apertura di speranza. Il Signore, risvegli i cuori al senso di responsabilità e conceda un futuro alla nostra terra perché essa possa restare per tutti casa abitabile, spazio di vita per le generazioni presenti e future».

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