I vigili del fuoco-eroi premiati con Berardinucci

29 Marzo 2015

Cerimonia Allegrino: al Flaiano la vedova del pompiere morto nell’esplosione della fabbrica: «Mio marito amava quella divisa, nessuno potrà ridarmelo»

PESCARA. «Amava questo lavoro, l'ha sempre voluto fare. Ha seguito per vent’anni questa divisa che però me l'ha portato via. Nessuno potrà mai ridarmi mio marito». Così Patrizia Colatriani, moglie di Maurizio Berardinucci, il vigile del fuoco che perse la vita a 47 anni dopo l’esplosione del 25 luglio 2013 della fabbrica di fuochi d'artificio dei “fratelli Di Giacomo” a Villa Cipressi di Città Sant'Angelo, ieri mattina all'auditorium Flaiano prima di ritirare il premio nazionale “Sì all'uomo” dedicato alla memoria di Domenico Allegrino.

Giunto alla nona edizione, l'evento raccoglie le testimonianze di chi sceglie nella propria vita di donarsi agli altri senza riserve, rinunciando a un po' di sé per fare spazio alla generosità, al coraggio, al perdono, all'altruismo e alla carità. Il premio è stato conferito a una rappresentanza del comando provinciale dei vigili del fuoco di Pescara, tra questi anche il caposquadra di Berardinucci, Rolando Flacco e i suoi compagni Gabriele Salvatorelli, Renato De Luca e Marcello Di Cerchio.

«In quel tragico evento», si legge nella motivazione, «hanno mostrato coraggio e altruismo anche nell'affrontare la morte del loro compagno di servizio Maurizio, stringendosi come una famiglia intorno alla moglie e ai figli». La Colatriani ha anche ricordato i tre mesi passati con il marito tra l'incidente e il decesso: «In quel periodo il suo pensiero era ancora quello di tornare a lavorare, era convinto di poter rientrare in servizio, ma dell'incidente non ricordava nulla. Il ricordo è ancora vivo, ho avuto la vicinanza del comando dei vigili del fuoco, sono onorata e contenta di questo riconoscimento. I nostri figli mi hanno chiesto spesso del padre».

Il primogenito Moreno sta seguendo il corso per diventare ispettore dei vigili del fuoco, decisione maturata proprio dopo la morte del padre, prima di quel tragico evento avrebbe voluto arruolarsi nell'esercito. «Diventare vigile del fuoco», sottolinea il caposquadra Flacco, «è una cosa che si sente dentro per aiutare gli altri e la prima cosa da fare quando interveniamo è mettere in sicurezza le persone, ma è in quel momento che è a rischio la nostra incolumità. È un mestiere che deve piacere, ma prima bisogna studiare, formarsi e prepararsi». A organizzare dal 2007 il premio Domenico Allegrino è l'omonima associazione guidata dalla figlia Antonella: «Come ogni anno, scegliamo di raccontare storie dal valore straordinario perché parlano, come poche altre, del valore dell'altruismo e dell'apertura verso gli altri». Premiato anche Domenico Fazzari che undici anni fa ha fondato, insieme ad altri ragazzi, la cooperativa sociale agricola “Valle del Marro”, che sui terreni confiscati alla 'ndrangheta grazie alla legge 109 del 1996 che permette il riutilizzo a scopi sociali, produce prodotti agricoli biologici, non senza subire atti intimidatori e veri attentati: «Produciamo biologico dunque sani», spiega Fazzari, «per una doppia motivazione: la prima per far comprendere la bontà della nostra terra e la seconda per far capire che non sono frutto di patti o compromessi». Il terzo riconoscimento è andato Mariella e Mino Cantamessa, genitori di Eleonora, ginecologa di Bergamo investita da un'auto il 9 settembre del 2013 mentre soccorreva un ragazzo picchiato per strada. A tutti è stato consegnato come premio un'opera realizzata dall'artista Nadia La Torre. Alla mattinata, inaugurata dalla performance della sand artist Erika Abelardo che ha modellato la sabbia su un tavolo retroilluminato e intramezzata dalla musica di Fabio D'Onofrio e Jorge Gabriel Rò, hanno partecipato anche gli studenti delle scuole cittadine di via Cerulli, Pascoli, Benedetto Croce, Antonelli e Di Marzio-Michetti e il Pomilio di Chieti. Tutte hanno ricevuto in dono dall'associazione Allegrino libri sulla solidarietà e materiale didattico.

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