Iacobucci e quel ko da record mai superato

21 Agosto 2022

Il pugile di Bolognano, campione dei Pesi piuma, oggi ha 85 anni e ricorda i suoi successi in Australia

BOLOGNANO. Grinta, determinazione, forza e carattere suggellano un ko fulmineo di Graziano Iacobucci, il più veloce della storia del pugilato, nella categoria Pesi piuma. Un colpo secco e di massima potenza che atterrò l’avversario Ray Keith il 24 marzo del 1957, durante il Festival Hall di West Melbourne in un secondo. Un primato tuttora insuperato.
Aveva 18 anni Graziano Iacobucci, quando decise di lasciare Bolognano per ricominciare lontano, in Australia. Terra ospitale, ma non di certo facile per gli stranieri che arrivavano e dovevano fare a pugni col destino per aggiudicarsi, se non il podio, perlomeno una dignità nella vita. E non sono stati pochi gli italiani che con i pugni hanno fatto una brillante carriera: ci provò anche lui a 20 anni, quando vinse con il suo rivale Ray Keith. La box era in quel tempo molto popolare tra i figli di emigrati italiani nel mondo, che molto spesso si impegnavano in questo sport per forgiare una maggiore fiducia in loro stessi, ma anche per allenare e corroborare la propria autodifesa.
«Era difficile vincere perché eravamo malvisti noi italiani, non mi diedi per sconfitto e continuai a lottare», ricorda Iacobucci. Infatti, continuò gli allenamenti, tonificò maggiormente i colpi e vinse parecchi incontri tra i quali alcuni per ko. Come Primo Carnera, il gigante friulano; Rocky Marciano, l'unico campione di boxe a ritirarsi imbattuto; Rocky Mattioli, il pugile italo-australiano che eliminò gran parte dei suoi avversari; Rai Fazio, l'australian Rocky di Perth; anche Graziano Iacobucci ha avuto il suo momento di gloria. «Ero diventato l’idolo della piccola Italia. Vincere nello sport era come una riscossa, uno sprono per fare ancora di più e meglio», racconta oggi, commosso e orgoglioso.
Partito da Napoli il 20 agosto del 1955, oltre alla valigia Graziano portò con sé la fisarmonica, perché la musica fu la sua prima passione. Si stabilì a Carlton, detto Piccola Italia, perché ad abitarci in maggioranza erano gli italiani e dopo circa sei mesi dal suo arrivo cominciò a frequentare la palestra di Bruno Visintin. Iacobucci si allenava con Caprini, Coluzzi, Biondi, Tiberio, Mitri, Franco Rossini ed altri e da subito dimostrò una notevole forza di sopportazione e talento per affrontare l’inevitabile dolore fisico durante i match.
A bloccare l’impeto del giovane campione abruzzese fu l’amore, se dapprima resistette alle suppliche di mamma Anna che lo raggiunse insieme al padre Alessandro in Australia nel 1960 (non voleva che facesse a botte), ci pensò Aurora a sviare le sue attenzioni dal pugilato. E ci riuscì. Insieme iniziarono una nuova partita e gli regalò due figli: Roger e Roberto. Ma dopo pochi anni Aurora decise di dividere i loro cammini e proseguire da sola. Graziano incontrò Kay con la quale ebbe due figlie: Yvette e Nicole. Oggi Graziano Iacobucci, ad 85 anni, si gode i quattro figli e i nove nipoti e rivive le emozioni di un tempo sul ring, seguendo le performance del figlio Roberto, campione australiano di kick boxing e insegnante di taekwondo.