Ico, cassa integrazione per 80 esuberi

1 Dicembre 2015

Accordo in extremis con le parti sociali proroga il salario assistito ai lavoratori che l’azienda di Alanno vuole in mobilità

ALANNO. È durato fino a serata inoltrata l'incontro tra direzione aziendale della Ico srl, rappresentanti sindacali, Rsu aziendali e Confindustria nella sede di via Raiale, a Pescara, per decidere le sorti di 80 lavoratori (su 143) dello stabilimento di Alanno che l'azienda aveva chiesto di collocare in mobilità dallo scorso 25 novembre. Un tentativo subito bloccato dalle parti sociali, che avevano chiesto e ottenuto la Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) per 6 settimane, in attesa di poter definire la situazione di crisi aziendale.

Ieri, un nuovo deciso intervento dei sindacati ha portato a una proroga della Cigo per altre sette settimane (in tutto dunque 13, il massimo previste dalla procedure). Il tavolo dei lavori ha convenuto inoltre di sentire il ministero per le Attività produttive entro 10 giorni, e comunque prima delle feste natalizie, per un incontro già concordato e coordinato con il vice presidente della Regione, assessore alle Attività produttive, Giovanni Lolli, per tentare di evitare le conseguenze di una mobilità che comunque per l'azienda è da considerare alle porte. «In primis» spiega il rappresentante della Cgil, Sergio Di Marcantonio, «avevamo sperato di poter continuare con i contratti di solidarietà con i quali andavamo avanti da due anni», da quando cioè la Ico srl ha rilavato la Kimberly Clark, multinazionale americana che ha deciso di abbandonare il sito produttivo della Val Pescara. Si era infatti partiti con una cassa integrazione guadagni a rotazione per poter lavorare tutti, anche se con un carico minore di ore e fu una conquista procedere con un contratto di solidarietà che confermò la permanenza in servizio dell’intero organico, sempre con la modalità del lavorare tutti con orari ridotti. L’acquisizione avvenne nell’ottobre del 2013 e la nuova direzione aziendale – secondo il piano industriale preparato per affrontare la nuova avventura, che portò subito all'annuncio di una quarantina di esuberi nell'organico acquisito, ostacolo poi superato da una clausola contrattuale – stabilì che nessun licenziamento sarebbe dovuto avvenire per un periodo di due anni, entro i quali la nuova proprietà avrebbe dovuto predisporre un piano industriale da sottoporre all'approvazione dei sindacati. Oggi i nodi sono venuti al pettine. Due anni sono trascorsi, i venti di crisi dei mercati si fanno sempre più insistenti, l'azienda manifesta sempre più difficoltà e spinge per ridurre il personale a fronte di un’attenuata vivacità del mercato. «Confidiamo che con l'intervento e il sostegno di Lolli» riprende Di Marcantonio «si possa pervenire a una mediazione efficace fra le parti, rimodulando il piano industriale in relazione alle possibilità produttive e ai tempi di attuazione per tentare di rimanere saldi nei mercati».

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