Identificati i violenti della riviera La lite innescata da due ragazze

6 Agosto 2019

Il 18enne accoltellato: dietro c’è una ritorsione per gli scontri a colpi di casco di due settimane prima E Masci si appella alle istituzioni: «Necessario coordinarsi per impedire che la situazione degeneri»

PESCARA. È cominciato tutto tra due donne. Sono state loro ad alzare per prime le mani, nel bel mezzo di una serata di divertimento sulla riviera nord. Ed è stata questa, nella notte tra sabato e domenica, la miccia che ha fatto scoppiare una rissa che è sfociata nel ferimento di due giovani, di cui uno è stato accoltellato alla schiena. Il 18enne (D.J. le iniziali del nome) è stato medicato al pronto soccorso e ricoverato in ospedale con una prognosi di 15 giorni, nel reparto di Chirurgia toracica, mentre l’altro ferito, un 17enne, ha avuto bisogno di alcuni punti di sutura, per le botte ricevute. Dovrebbero essere proprio loro a fornire indicazioni preziose alla squadra mobile, coordinata da Mauro Sablone, insieme agli altri giovani che hanno partecipato alla zuffa, alcuni dei quali identificati e altri in corso di identificazione da parte dei poliziotti che l’altra sera hanno raggiunto immediatamente la riviera nord, all’altezza della parrocchia di Sant’Antonio, dove il parapiglia si è verificato attorno alle 2.
IL PRECEDENTE DEL 20 LUGLIO. Per capire i fatti di tre sere fa si deve andare indietro di circa 15 giorni. Era la sera del 20 luglio quando sulla riviera, sempre davanti allo stesso stabilimento balneare, due gruppi si sono incontrati e affrontati. Erano una quindicina, tutti minorenni, e nove di loro hanno dato vita a una rissa. Motivi futili, almeno in base ai primi accertamenti, ma per questi giovani erano questioni abbastanza gravi per passare dalle parole e ai fatti, al punto che si sono colpiti a vicenda con i caschi, dopo essersi spostati nella zona di piazza Primo Maggio. Sono finiti in ospedale per farsi medicare e da allora gli uomini della Mobile hanno ricostruito tutto e rimesso un’informativa alla Procura, segnalando nove dei 15 identificati per rissa e lesioni.
LA RITORSIONE. Da quell’episodio potrebbe essere scaturito l’episodio dell’altra notte visto che alcuni dei nomi ricorrono in tutti e due i fatti. Non è escluso che nell’ultimo fine settimana sia stata attuata una specie di ritorsione: e così, dopo l’incontro sulla riviera, sarebbe partita la provocazione di un gruppo nei confronti dell’altro. E subito dopo sarebbe arrivata la risposta, fatta di calci, pugni, urla, nel segno di una violenza che ormai sembra sempre più frequente tra i giovani pescaresi (l’altra notte c’era anche qualcuno con un accento napoletano). E le prime ad alzare le mani sarebbero state due ragazze, per poi coinvolgere i rispettivi gruppi di appartenenza, fino a quando è spuntato fuori il coltello e il 18enne - che quella sera era con la fidanzata e una coppia di amici - è stato raggiunto alla schiena, dopo essere stato accerchiato da una quindicina di giovani.
ARMI E OMERTÀ. Quel coltello non è stato trovato dagli investigatori che stanno ascoltando i giovani già identificati e puntano a dare un nome anche agli altri presenti, dopo aver esaminato le immagini riprese dalle telecamere. Ma per fare completamente chiarezza sull’accoltellamento, gli uomini della Mobile dovranno superare il muro di omertà dei giovani partecipanti: solo loro possono chiarire fatti e responsabilità, oltre al movente di un ferimento che poteva finire peggio visto che la vittima ha rischiato la perforazione del polmone. Telecamere e testimonianze (non solo quelle dei protagonisti ma anche quelle dei testimoni) sono fondamentali, quindi, per chiudere il cerchio anche su questa indagine, risalendo ai responsabili e denunciandoli.
L’APPELLO DEL SINDACO. Di fronte a questi episodi il sindaco Carlo Masci chiede a «tutte le istituzioni di unirsi e coordinarsi per tenere sotto controllo il territorio e fare ognuno la propria parte, per evitare che si verifichino di nuovo». Ciò che appare «preoccupante», dice, è «il mix tra alcol, detenzione di armi improprie e logica del branco, specie in una città come la nostra dove episodi di questa gravità non si erano mai verificati». È una «questione sociale», continua Masci, «e non riguarda solo Pescara ma tutta l’Italia». Che fare? Bisogna «alzare le antenne e impedire che la situazione degeneri», continua. «Ci stiamo muovendo per assicurare il controllo del territorio, ma si devono coinvolgere le famiglie e le scuole, queste ultime con l’educazione civica», dice il sindaco lanciando un appello a chi ha responsabilità dirette sui giovani e si deve occupare della loro educazione.
I proprietari dei locali, altro aspetto, devono «tenere lontano chi ha determinate etichette» perché «i pescaresi perbene si devono sentire sicuri», conclude. E per ridurre «gli episodi tipo saloon dove ci sono centinaia di giovani, ogni istituzione si deve sentire coinvolta».