«Il bar sarà come un pit stop: si beve in fretta e si va via»

RIPA TEATINA. Mauro Giannini è titolare, insieme alla sua famiglia allargata di fratello, sorelle e cognati, di una pasticceria (Le Delizie) e di un bar (Prometeo) a Ripa Teatina. In questo momento...
RIPA TEATINA. Mauro Giannini è titolare, insieme alla sua famiglia allargata di fratello, sorelle e cognati, di una pasticceria (Le Delizie) e di un bar (Prometeo) a Ripa Teatina. In questo momento lavora a singhiozzo, consegnando il pane che prepara nel laboratorio della pasticceria. «E siamo fortunati», dice «perché in paese siamo in pochi a lavorare. Noi ci siamo reinventati con le consegne. Mi chiamano gli anziani per chiedermi di portare tante cose, ho iniziato a procurarmi prodotti che prima vendevo pochissimo. Cerco di aiutare, in paese non c’è la grande distribuzione. Portiamo generi alimentari, il lievito e la farina che vanno a ruba. Per la pasticceria invece c’è stato un tracollo, nessuno compra più dolci, chissà perché». Il bar è stato chiuso subito, già dall’8 marzo, e i dipendenti sono dovuti restare a casa. «Il mese scorso siamo riusciti a pagarli», confida Mauro, «anche se non per intero. Questo mese, però, per noi è impossibile: siamo senza incassi, ma con le spese fisse praticamente intatte. Stiamo cerchiamo di organizzarci con la cassa integrazione». Giannini ha aderito al piano dei buoni spesa: «Sono in tanti a doverli usare, il Comune ha fatto un ottimo lavoro. Penso alle famiglie monoreddito, dove magari il capofamiglia faceva il manovale e ora è senza stipendio. Cerco di aiutare, abbiamo anche aderito a una donazione».
Per la ripartenza, già lo immagina, non sarà semplice. Le informazioni sono frammentarie, confuse. «Sarà molto complicato», spiega. «Il titolare dovrà garantire la distanza di almeno un metro tra le persone. Poi l’igienizzazione, il gel. Ci stanno proponendo anche il divisorio di plexiglass, ma se lo metto sul bancone, come si fa a servire il caffè, il cappuccino con il cornetto?». «E poi», ragiona ancora, «il cliente viene con la mascherina, per consumare se la deve togliere. Il barista dovrà allontanarsi di un metro. Una giostra». Il bar del futuro, Giannini se lo immagina come una specie di pit stop, con i clienti che sfilano al bancone, consumano in fretta e lasciano il posto velocemente a chi è fuori in attesa. Ovviamente senza creare assembramenti.
Tutti gli esercizi commerciali devono fare la sanificazione profonda del locale, prima di riaprire, da attestare con una certificazione. «Sono altri costi», prosegue Giannini. Il suo locale è di 102 mq, 50/60 mq sono dedicati al laboratorio. «Tra dentro e fuori, mi rimarranno più o meno 8 posti. E poi al tavolino chi ci metto?» Anche in questo caso, le indicazioni tardano ad arrivare. «Per sedere allo stesso tavolino senza mascherina, i clienti devono essere conviventi? Se non sono conviventi, dovrebbero sedersi a più di un metro l’uno dall’altro: non si può mica mangiare con la mascherina sul volto... Nel dubbio, probabilmente non li metterò affatto i tavolini».
Anche adesso, è davvero complicato. I distributori non arrivano fino al paese. «Devo viaggiare io, mi sono organizzato con un furgone e con l’autocertificazione, per procurarmi tutte le cose che servono».
Quelle che arrivano, invece, sono le spese: bollette, tasse varie, gli stipendi da pagare. «Qualcosa è stato rimandato», racconta ancora Mauro «ma prima o poi bisognerà pagare tutto. Anche psicologicamente, è un peso che abbiamo sulle spalle». La voce è grave. «Sono molto pessimista: se non riparte tutto, qui si finisce male».(s.d.n.)

