Il bimbo morto e le parole indimenticabili del carabiniere

28 Agosto 2016

AMATRICE. «Ero all'obitorio a raccogliere le salme, quando mi si avvicina un giovane carabiniere sporco di polvere con un fagottino bianco in braccio: un bambino morto. Mi fa: “Mi raccomando,...

AMATRICE. «Ero all'obitorio a raccogliere le salme, quando mi si avvicina un giovane carabiniere sporco di polvere con un fagottino bianco in braccio: un bambino morto. Mi fa: “Mi raccomando, trattalo bene”. Non dimenticherò mai più nella mia vita questa frase».

Così racconta Luca, che con Antonio e gli altri della Croce Rossa di Spoltore sono arrivati tra i primi ad Amatrice all'alba di mercoledì e per ore sono stati nella zona rossa, sul fronte sud, quello della chiesa di San Francesco, a fare la spola con le loro ambulanze dalle macerie all'obitorio seguendo il pietoso lavoro dei soccorritori. Il primo giorno hanno trasportato una sessantina di salme. «Eravamo vicino a un cumulo di macerie», raccontantano ancora a turno i volontari, «un vigile del fuoco mi porge un altro bimbo. Sulla barella dell'ambulanza avevamo la mamma morta. Mi dice: “Per favore, mettili insieme”. È un'altra pugnalata nel cuore impossibile da dimenticare. In Corso Roma stavano scavando tra i sassi quando mi si avvicina una donna e mi chiede: Guarda, signore, là sotto c'è mio figlio, sento che è vivo, sente la mia voce, si dà forza, fatemelo chiamare, se mi sente si fa coraggio, si sveglia e si rianima. Non c'era niente da fare invece. Però fatemelo dire - prosegue uno dei crocerossini di Spoltore - in tutta questa tragedia ho visto la solidarietà e la delicatezza dei rapporti umani dell'Italia migliore, nessuna differenza tra le divise, nessuna differenza tra i gradi, tutti fratelli. Vorrei ringraziare quel pilota dell'elisoccorso dei vigili del fuoco che alle 5 del pomeriggio del 24, dopo che non avevamo mai bevuto e mangiato, ci ha dato dell'acqua e un pezzo di pane. Non so dove sia, non ho avuto il tempo di dirgli grazie». Tre giorni al fronte, poi ieri sera sono tornati a Spoltore. «Li ho visti più stravolti dal dolore che stanchi - ha detto il responsabile Crisi Spoltore, Pierluigi Parisi, con loro tutto il tempo - Ieri sera però sono crollati, distrutti»