Il boss Messina Denaro si aggrava Si valuta un ricovero in ospedale

Le condizioni del mafioso peggiorano, potrebbe essere trasferito dal carcere dell’Aquila al San Salvatore Il primario Mutti: «Non escludo la possibilità, ogni paziente oncologico necessita della terapia del dolore»
L’AQUILA. La voce rimbalza da giorni dalla frazione aquilana di Preturo, sede del supercarcere Le Costarelle, a quella di Coppito, dove invece si erge l’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Segno, questo, che non è più un tabù il possibile trasferimento dalla cella del carcere duro al lettino del reparto ospedaliero – anche temporaneamente – per il boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Malato di cancro al colon, le sue condizioni sono infatti peggiorate. E le cure che riceve nella stanza del carcere vicino a quella in cui è recluso al 41bis, dove riceve la chemioterapia, potrebbero non bastare più. In particolare, potrebbe essere necessario un ricovero per la terapia del dolore. Il suo trasferimento sarebbe già al vaglio.
«Per ogni paziente oncologico prima o poi arriva il momento di un passaggio in ospedale, quindi non posso escludere che anche questo paziente possa avere la necessità di un ricovero»: così ne parla davanti ai microfoni il professor Luciano Mutti, primario di Oncologia del San Salvatore, poi assicurando: «Ogni ospedale ha una struttura adeguata per questo tipo di pazienti, rispettando le misure di sicurezza richieste».
Ma non c’è solo il tema della sicurezza, per quello che è un detenuto del tutto speciale. C’è anche quello dei possibili disagi per l’utenza. «Il ricovero del paziente, che utilizzerebbe un percorso diverso da quello normalmente impiegato dagli altri, non causerebbe alcun disagio o ritardo», garantisce però il primario, sgombrando il campo da dubbi.
Il superboss, del resto, all’ospedale San Salvatore ci si è già dovuto recare più volte per gli esami clinici da quando si trova in carcere all’Aquila. Cioè dalle ore immediatamente successive alla sua storica cattura, avvenuta il 16 gennaio scorso, quando i carabinieri del Ros lo prelevarono proprio all’interno di una clinica privata di Palermo dove si trovava per sottoporsi alle terapie oncologiche di cui necessitava. L’inchiesta che ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano dopo trenta anni di latitanza è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido.
Dalla sua cella isolata nel carcere di Preturo, Messina Denaro può anche partecipare ai processi che lo riguardano in videoconferenza. Non che finora ne abbia usufruito: il superboss della mafia trapanese non si è voluto collegare nemmeno nell’ultima udienza, quella andata in scena solo pochi giorni fa, del processo d’Appello che lo vede coinvolto come mandante delle stragi di Capaci e di via D’Amelio – nelle quali morirono i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – e che si celebra nell’aula bunker del carcere di Caltanissetta. In primo grado era stato condannato all’ergastolo, nella sua requisitoria il procuratore Antonino Patti ha chiesto la conferma della condanna anche in secondo grado.
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