Il bullo: un bicchiere e persi il controllo

22 Giugno 2014

Inchiesta sulla movida violenta. La difesa di un altro ragazzo: non potevo menare perché ero ingessato, ma il pm non gli crede

PESCARA. C’è chi ha giocato la carta dell’alibi dicendo di aver trascorso la serata con gli amici, chi ha spiegato che non avrebbe potuto menare a causa del braccio rotto e anche chi ha detto al giudice per le indagini preliminari di essere stato «indotto» a tirare un pugno. Sono stati i giovani ventenni arrestati con le accuse di rapine e lesioni a coetanei a raccontare, durante gli interrogatori, cosa accade nelle notti pescaresi e perché una serata serena si trasforma in rissa «per un bicchiere di troppo» o in pugni tirati a caso alla maniera del moda americana del knockout game: l’aggressione a sconosciuti. Fabrizio De Florentiis, Elvis Neziri, Fabjol Berisha e gli altri minorenni arrestati dalla squadra Mobile di Pierfrancesco Muriana nell’inchiesta sulla “movida violenta” hanno negato di aver aggredito coetanei per pochi euro: a volte, però, l’alibi non ha retto – secondo le verifiche degli investigatori – e in altri casi le versioni dei giovani sono apparse, sempre secondo gli inquirenti, poco credibili o troppo fragili per negare i pestaggi avvenuti nei luoghi di ritrovo dei giovani come Pescara vecchia. Due minorenni erano stati arrestati nel maggio scorso per aver convinto un loro coetaneo a salire sull’auto guidata dal serbo residente a Pescara Neziri, arrestato due volte per episodi analoghi, e aver portato la vittima in un posto isolato dov’era stata picchiata e rapinata.

Cosa hanno detto durante l’interrogatorio? Un 16enne ha negato di aver partecipato all’aggressione del 29 marzo fornendo un alibi: «Ho trascorso la serata con i miei amici». A far cadere l’alibi sarebbero state, però, le testimonianze e gli orari che collocherebbero il minore, tra le 22.30 e le 23 del 29 marzo, davanti a una discoteca di Pescara, il luogo dove la vittima è stata convinta a salire sull’auto prima di essere pestata.

«Non sono stato io: ho il braccio rotto». L’altro minorenne di 17 anni accusato di aver preso parte alla stessa aggressione e a una successiva del 19 aprile, si è difeso dicendo: «Mi sono rotto il braccio prima di Pasqua», un modo per suggerire agli investigatori l’impossibilità di poter aggredire qualcuno. Il minorenne ha anche aggiunto di essersi recato al pronto soccorso dell’ospedale di Chieti alle 22.55 del 19 aprile eppure, dopo le successive indagini e le testimonianze, gli uomini della Mobile hanno sì trovato conferma a quella frattura del polso ma causata, secondo l’accusa, dalla stessa aggressione. Quindi, secondo gli inquirenti, il minorenne avrebbe partecipato all’aggressione fratturandosi il polso e raggiungendo poi il pronto soccorso. «Il gesso non è un utile elemento difensivo», commentano gli investigatori.

L’inchiesta di maggio che aveva portato agli arresti di sei persone, più altre quattro denunciate, si è ampliata recentemente con l’arresto bis di Neziri da parte dei carabinieri di Penne alla guida di Massimiliano Di Pietro: il serbo è passato dai domiciliari al carcere sempre con l’accusa di aggressioni a giovani che non ha mai riconosciuto.

«Sono stato indotto a tirare un pugno. Non ho capito nulla quella sera». Si trova invece ancora ai domiciliari il pescarese di 24 anni De Florentiis accusato di aver colpito alla testa un coetaneo in via dei Bastioni «per mera dimostrazione di forza». Durante l’interrogatorio, il giovane è stato l’unico ad ammettere quel pugno aggiungendo però di essere stato spinto dai suoi amici. De Florentiis ha ricostruito così al giudice per le indagini la notte del 27 aprile a Pescara vecchia. «Stavamo camminando e le persone con cui ero mi hanno indotto a tirare un pugno. Stavamo con un bicchiere di troppo e mi hanno indotto...non ci stavo capendo nulla e mi hanno coinvolto in questa rissa», ha spiegato il ragazzo al gip. «Mi hanno spinto a tirare il pugno. Ne ho colpito uno», ha detto ancora, «e poi mi sono allontanato, sono andato via». «Ha rapporti con il knockout game?», ha domandato il suo difensore Florenzo Coletti al giovane durante l’interrogatorio. «Io non c’entro niente», ha risposto De Florentiis, «e non l’ho mai fatto», ha concluso. Sempre nell’inchiesta, nel frattempo, la procura dei minori ha chiuso le indagini per altri 2 minori accusati, insieme al maggiorenne Berisha, di aver aggredito senza motivo e mandato in ospedale un giovane di 18 anni.

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