Il burocratese nel rap dei bambini

S’intitola “Nessuno escluso” ed è stato presentato a Palazzo Baldoni
MONTESILVANO. Società, inclusione sociale, pari opportunità, disabilità, terzo settore: parole troppo difficili per i bambini? No, se a spiegarle sono i loro coetanei a ritmo di musica. Un’iniziativa simpatica e soprattutto molto educativa quella promossa dall’associazione culturale montesilvanese “Il Cassetto delle idee libere” e presentata nei giorni scorsi a Palazzo Baldoni dalla presidente ed esperta di comunicazione Assunta Altieri, alla presenza dell’assessore regionale Marinella Sclocco e della psicologa e psicoterapeuta Roberta Fileni. Ma i veri protagonisti di questo progetto sono Alide, Chiara, Davide, Eva, Gabriele, Isabella, Leonardo, Luca e Luca, Ludovico, Marianna, Michela e Vittoria, studenti della scuola Troiano Delfico che hanno partecipato a un laboratorio extracurriculare e sono diventati rapper sotto la guida della cantautrice pescarese Miriam Ricordi. Le loro voci e la loro allegria hanno dato vita al brano – con annesso video musicale - “Nessuno escluso”, in cui i cantanti in erba traducono “In parole semplici” (questo il nome del laboratorio) il complesso linguaggio burocratese che spesso è ostico anche per i loro genitori. «Parlare semplicemente si può», ha spiegato l’assessore Sclocco, «e questo non significa superficialità, ma perseguire l’obiettivo di farsi comprendere ed essere d’esempio: se ti capiscono i bambini, se non usi linguaggi che possano turbarli, vuole dire che stai facendo bene anche per gli adulti». È per questa ragione che l’assessore ha deciso di mettersi in gioco insieme ai bambini, per contribuire alla riuscita di questo progetto. «C’è un problema di linguaggio», ha aggiunto Assunta Altieri, «che va al di là del burocratese, il linguaggio complicato della pubblica amministrazione. Oggi dobbiamo cimentarci anche con la costruzione, per così dire creativa, di molte parole. Basti pensare che siamo nell’epoca della “occupabilità” o anche del fenomeno per cui, grazie alla diffusione sempre più rapida e veloce delle notizie e delle informazioni, i concetti sono trasferiti direttamente dal linguaggio amministrativo al linguaggio mediatico senza che ci sia il tempo di approfondire, discernere, comprendere».
Un esperimento importante anche per la crescita e lo sviluppo dei bambini, come ha evidenziato la psicologa e psicoterapeuta Roberta Fileni. «Lavoriamo sempre alla cura dei bambini e sappiamo che la diversità è una ricchezza, la comunicazione e i linguaggi sono i ponti», ha spiegato. «Se pensiamo all'autismo è subito chiaro che potersi comprendere, anche se le percezioni sono differenti, è il passo per essere vicini e accompagnarsi. Lavorare sul linguaggio significa proprio questo: essere accanto e adattarsi». (a.l.)
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