Il business dell’accattonaggio Le multe non fermano gli “affari”

La polizia municipale censisce i mendicanti di professione: quasi tutti romeni e con lo stesso cognome Don Marco Pagniello della Caritas: scoraggio a fare offerte, se vogliono essere aiutati c’è una rete
PESCARA. Ai semafori, davanti ai supermercati, sulla porta delle chiese. Sono tantissimi, si sistemano ovunque pur di elemosinare qualche spicciolo e vivacchiare all'ombra della società e poi, un giorno, tornare a casa. Per capire chi sono, censirli e contenere il fenomeno dell'accattonaggio, la polizia municipale sta portando avanti dall'inizio dell'anno un lavoro di monitoraggio, a cura del servizio di sicurezza urbana, degrado e polizia ambientale, guidato dal maggiore Donatella Di Persio.
Fino ad oggi ne sono stati identificati una quarantina, ma a parte i mendicanti di professione sembra che a Pescara il numero degli stranieri che tirano avanti in condizioni simili, di assoluta precarietà, è di circa 500, anche se i dati non sono ufficiali. I servizi della municipale hanno consentito di mettere a punto un primo archivio, con informazioni precise sui singoli, a partire da quelle riportate sui documenti di identità che non sempre portano dietro, per evitare multe. Questo censimento ha consentito di arrivare a una serie di conclusioni, legate al fatto che sono praticamente tutti romeni, o quasi, tutti con lo stesso cognome (lo stesso emerso da un'indagine della polizia sulla prostituzione), provengono dalla stessa località e perfino l’indirizzo di residenza è uguale. Alcuni hanno un posto fisso, li trovi sempre lì, altri si sono inventati parcheggiatori, oppure si fermano davanti a un negozio durante la settimana e si spostano dinanzi alla chiesa nel week-end. Talvolta le donne sono accompagnate da bambini, e proprio questa presenza intenerisce i più e fa scattare nei pescaresi un moto di pietà che consente agli accattoni di raggiungere l’obiettivo: ricevere soldi ed essere perfino difesi dai cittadini all'arrivo delle pattuglie. La presenza dei vigili infastidisce i mendicanti, li costringe ad allontanarsi, a cambiare zona, perché sanno bene che il pericolo della contravvenzione (50 euro) è dietro l'angolo. Quando capiscono che la municipale non li molla si allontanano ma poi tornano, lì o altrove, e proprio questi spostamenti da un semaforo all'altro, da un negozio a un supermercato oppure una chiesa, fa sorgere un interrogativo: c’è forse qualcuno che li controlla e li organizza, li smista sul territorio, li rimescola e poi guadagna sulla questua? Se qualcuno si domanda come vivono, una risposta è arrivata qualche settimana fa, quando è stata scoperta dai vigili del maggiore Di Persio una sorta di casa degli orrori in via Lago di Capestrano, rifugio di almeno una trentina di loro, accampati nella sporcizia più totale, nel disordine assoluto e in condizioni igienico sanitarie indescrivibili. Ma sono anche sotto i ponti, all'esterno della stazione, sistemati in strada, al freddo e oltre a mendicare recuperano e raccolgono materiale da inviare in Romania, qualcuno si porta dietro pure una mazza per aprire i cassonetti degli indumenti usati.
Si dice anche che l'Italia ha rappresentato una fortuna, per loro, che nella terra d'origine sono diventati proprietari di case e hotel, grazie all'elemosina raccolta qui. Per l’assessore comunale alla Polizia municipale Adelchi Sulpizio la guardia non va abbassata, anzi. «Quello dell'accattonaggio», dice, «è un problema molto sentito, sia dal Comune che dai cittadini. E' una forma di degrado che abbiamo deciso di contrastare in collaborazione con le altre forze dell'ordine e per questo abbiamo promosso servizi mirati della polizia municipale, per procedere all'identificazione e alle contravvenzioni. Sappiamo bene che la presenza delle pattuglie e delle multe hanno effetto fino a un certo punto perché comunque queste persone si ripresentano ma rendiamo loro la vita difficile, facendo valere le previsioni del regolamento che vieta l’accattonaggio».
Per don Marco Pagniello, direttore della Caritas, c'è altro da fare. «Il metodo da seguire è uno solo: non bisogna caderci, io scoraggio sempre a fare delle offerte a questi mendicanti. Se vogliono essere aiutati devono sapere che c'è una rete di soccorso in loro sostegno, e per mangiare sanno dove andare», cioè alla mensa. «Credo non sia dignitoso quello che fanno e la loro attività va a discapito di tutti gli altri poveri». Don Marco intravede anche una via di uscita: «Tra loro», prosegue, «c’è sicuramente qualcuno che può e vuole essere aiutato e inserito e noi proviamo a farlo. Se per loro chiedere soldi fa parte di una cultura, in generale il fenomeno rischia di essere una miccia. Ecco perché dico sempre che la singola monetina non serve ma bisogna indirizzarli ai servizi. Essere caritatevoli non vuol dire far finta di niente e non bisogna dimenticare che carità e giustizia viaggiano insieme. Se vogliono stare in Italia devono rispettare le regole».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

