Il Calice rotto e dimenticato deve ritornare a Pescara

25 Marzo 2015

Sono scaduti i 18 mesi di deposito nello stabilimento di Pomezia della Clax Italia. Il Comune è costretto a riprendersi l’opera di Toyo Ito, ma non sa dove metterla

PESCARA.Il Calice rotto di Toyo Ito, dimenticato in un capannone di Pomezia, ora deve tornare a Pescara. Dovrebbero essere infatti scaduti la scorsa settimana, nell’indifferenza del Comune, i 18 mesi di deposito nella cittadina laziale concordati dalla passata amministrazione comunale con la Clax Italia, la ditta che ha realizzato l’opera del noto artista giapponese. Una pessima notizia per l’amministrazione comunale, che ora dovrà trovare al più presto una collocazione per posizionare il gigantesco parallelepipedo andato in frantumi dopo appena 64 giorni dalla sua inaugurazione.
Un’opera ingombrante, non solo dal punto di vista delle dimensioni, di cui il precedente sindaco Luigi Albore Mascia ha cercato di disfarsi più volte, riuscendoci solo alcuni mesi prima di lasciare l’incarico per scadenza del mandato. L’occasione è poi arrivata con un’intesa con la Clax Italia che ha permesso di liberare piazza Salotto dal Calice per riportarlo nella fabbrica di origine.
Ma questo accordo è a tempo e ora che è scaduto il problema ricade sull’attuale amministrazione. «Mi occuperò della questione nei prossimi giorni», ha detto sabato scorso il vice sindaco Enzo Del Vecchio. Ma, al momento, nessuno sembra avere un’idea di quale soluzione potrà essere presa.
Un’opera costata 1,2 milioni di euro non può certo essere gettata in una discarica. Ma le proposte di una collocazione dignitosa dello Huge wine glass sono state tutte scartate in passato. Anche quella di esporlo in una sala del museo Michetti, di Francavilla. «L’artista, che non riconosce più il Calice rotto come sua opera», ha rivelato ieri Mascia, «ci aveva chiesto di non esporlo più in un luogo pubblico». Insomma, un grosso grattacapo per l’attuale sindaco Marco Alessandrini.
L’unica nota positiva per l’ente è che non dovrà pagare per riportare indietro l’opera. Il 18 settembre del 2013, per trasferire il Calice da piazza Salotto a Pomezia, l’allora amministrazione aveva sborsato 22.000 euro, più altri 5.500 a carico della Caripe, per un totale di 27.500 euro. Tanto sono costati il rinforzo perimetrale della gabbia metallica a protezione del Calice rotto, il sollevamento dell’opera, il posizionamento su un Tir, il trasloco a Pomezia e la costruzione di un basamento in acciaio dove alloggiare il parallelepipedo nello stabilimento. La Clax Italia, in compenso, si sarebbe assunta l’onere delle spese per il ritorno. Il trasferimento a Pomezia, comunque, è stato l’ultimo capitolo di un’amara vicenda cominciata nel febbraio del 2009, quando il Calice ha mostrato le prime crepe dopo appena 64 giorni dalla sua inaugurazione avvenuta con una festa in pompa magna organizzata dall’allora sindaco Luciano D’Alfonso. Sono seguite delle perizie per accertare le responsabilità delle fratture nel parallelepipedo di polimetilmetacrilato che hanno fatto nascere un contenzioso legale tra Comune e Clax Italia non ancora chiuso e persino un’inchiesta del pm Paolo Pompa in cui sono rimasti coinvolti D’Alfonso e i dirigenti di allora Dezio, Leombroni e Cirone.
Ora il ritorno a Pescara riaprirà, quasi certamente, il dibattito tra favorevoli ad esporre l’opera di nuovo in piazza Salotto, o in un’altra zona di pregio della città, e quelli che propongono di rottamarla.
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