Il caos delle guarigioni dal Covid: niente certificati per chi ha 2 dosi

Sono vaccinati e hanno superato la malattia ma per il sistema sanitario non risultano immunizzati Un problema serio per over 50, sanitari e prof: chi è scoperto rischia multe e sospensione dal lavoro
Una falla nel sistema che registra le guarigioni dopo il Covid, i certificati dopo la malattia che non arrivano e l’ombra delle multe e delle sospensioni dal lavoro che prende sempre più forma.
È l’imbuto in cui sono finiti gli over 50 abruzzesi, ma anche tutte le categorie obbligate a vaccinarsi per poter lavorare. Gli operatori sanitari, i dipendenti della scuola e delle forze dell’ordine, che hanno fatto due dosi di vaccino e sono guariti dal Covid, ma non hanno ricevuto il certificato, per il sistema sanitario è come se fossero dei “fuorilegge”.
VIZIO DI FORMA Il problema nasce per tutti coloro che hanno fatto la seconda dose di vaccino anti Covid e appartengono alle categorie che, al momento, hanno ancora l’obbligo di vaccinazione fino al 15 giugno. Una regola che resterà in vigore fino al 31 dicembre solo per gli operatori sanitari e i lavoratori di ospedali e Rsa. Gli individui di questa ampia platea, che hanno completato il ciclo primario di vaccinazione e hanno superato il Covid, non vengono formalmente conteggiati come guariti dalla Asl e quindi sono ritenuti (ingiustamente) punibili. Dopo aver fatto le due dosi, ed essersi negativizzati, non hanno ricevuto il certificato di avvenuta guarigione, e ora rischiano di vedersi arrivare una multa da 100 euro dell’Agenzia delle Entrate (se hanno più di 50 anni), o addirittura il blocco dello stipendio e la sospensione dal posto di lavoro. E per alcuni questo rischio è già diventato realtà.
IL MOTIVO Il problema non riguarda soltanto l’Abruzzo, ma dagli uffici regionali hanno fatto sapere che si tratta di una situazione fortemente penalizzante per le categorie indicate, sospese tra l’impossibilità di vaccinarsi subito per la terza volta (dopo aver preso il Covid, bisogna aspettare almeno quattro mesi per farlo), e l’obbligo di farlo per poter andare al lavoro.
Il problema è che il meccanismo burocratico che certifica le guarigioni dal Covid non è stato informatizzato. Si tratta di un lavoro ancora gestito prevalentemente in forma cartacea ed è molto facile che si ingolfi. Lo dimostra l’alto numero di guarigioni contemporanee che registriamo (quasi) ogni giorno nei bollettini. Ora, però, questo vizio di forma sta creando problemi seri ad un numero vastissimo di persone.
UNA PLATEA LARGA Parliamo, infatti, di una larga platea di abruzzesi.
Basti pensare agli over 50 che hanno fatto solo due dosi (sono 52.656) a cui bisogna aggiungere gli under 50 appartenenti alle categorie per cui è previsto l’obbligo vaccinale: tutti gli operatori sanitari e i lavoratori delle Rsa, ma anche il personale della scuola, del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, della polizia locale, degli istituti penitenziari, delle università, delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e degli istituti tecnici superiori.
Chi tra di loro ha contratto il Covid, dopo la seconda dose, rischia di diventare vittima ingiusta di una falla burocratica.
LA TERZA DOSE SLITTA
Il succo è che il sistema non registra ancora con tempestività la guarigione dopo la malattia ed è un problema, al momento, senza soluzione. Chi ha fatto le due dosi e si è ammalato di Covid resta sospeso in un imbuto pericoloso. Chi non ha l’obbligo di vaccinarsi per lavoro, o per appartenenza anagrafica, ovviamente non registra particolari disagi o limitazioni, ma per altre decine di migliaia di abruzzesi il rischio di sanzioni ingiuste è già diventato realtà. Alcune Regioni, come il Piemonte, hanno già chiesto chiarimenti al Ministero della Salute, ma la situazione per il momento resta ancora ferma al palo.

