Il capo incastrato da 4 foto

Preso a Caserta il quarto romeno: cercava di piazzare un orologio rubato a Martelli
LANCIANO. Incastrato da quattro fotogrammi e un orologio. Dura quattro giorni la caccia a Alexander Bogadan Coltenau, il capo della banda di giovani e spregiudicati romeni che si sono accaniti sui coniugi Martelli. La sua fuga si interrompe a Casal di Principe, Caserta. Con il suo arresto si chiude il cerchio sui presunti rapinatori aguzzini.
L’ARRESTO. Fino all’ultimo tenta di farla franca il più grande della banda, 26 anni, in fuga già tre ore dopo la rapina. Alla vista dei poliziotti, vicino allo stadio di Casal di Principe, tenta la fuga a piedi ma, dopo un breve inseguimento, viene bloccato. Consegna una patente falsa a nome Costantin Mihai Stefan. Ma gli uomini dello Sco e della squadra mobile, attraverso l’Afis, la banca dati informatizzata delle impronte digitali, lo identificano come Colteanu. A differenza degli altri tre giovani raggiunti da un provvedimento di fermo, per lui scatta l’arresto in quanto già ricercato per una condanna.
L’OROLOGIO. Ma c’è un altro elemento ad incastrarlo, un orologio che il giovane porta al polso. Si tratta di un Breitling, marca costosa di orologi, rubato al medico Carlo Martelli durante la rapina. Un modello di 40 anni fa, costato all’epoca tre milioni e mezzo di lire, che Colteanu cerca di piazzare contattando alcuni circuiti di ricettatori. I poliziotti lo mostrano alla vittima, che lo riconosce anche per via di un particolare cinturino in pelle.
I FOTOGRAMMI. La fuga del 26enne inizia lo stesso giorno della rapina, domenica scorsa, tre ore dopo che la banda di romeni ha massacrato di botte Martelli e tagliato l’orecchio alla moglie. Colteanu si allontana da Lanciano insieme a Constantin Aurel Turlica, uno dei due fratelli della banda. I due vengono immortalati dalle telecamere dell’autogrill di Brecciarola nord, sull’A25, diretti a Velletri, nel Lazio. Quattro fotogrammi fondamentali perché collegano il ricercato -almeno fino a ieri- ai tre connazionali già fermati e ritenuti, dagli investigatori, gli autori della violenta rapina.
LE TRACCE. A confermarlo sarebbero anche le tracce ematiche che la Scientifica di Ancona ha trovato sulle scarpe da tennis, sui giubbotti e su una maglia indossati dai banditi durante la rapina, nonché nell’appartamento in corso Roma, a lungo perquisito mercoledì e usato come base dalla gang. Sangue che apparterrebbe a Niva Bazzan, a cui i rapinatori hanno tagliato parte del lobo dell’orecchio. Oltre ai riscontri sui vestiti -come la felpa EA7 catturata dalle telecamere- altri elementi utili sono arrivati dal riconoscimento dei volti. Lo Sco di Roma ha passato al setaccio centinaia di frammenti video di una trentina di telecamere di Lanciano. In uno di questi si vedeva una parte di viso e mento di un malvivente. Il sistema Sai, un ricercatore di volti, ha permesso di capire meglio e fissare in modo definito l’identità di uno dei componenti della banda.
IL PERICOLO DI FUGA. Come spiegato dal procuratore Mirvana Di Serio, il decreto di fermo per Constantin Aurel Turlica, il fratello Ion Cosmin e il cugino Aurel Ruset si è reso necessario perché i tre si stavano dando alla fuga. Dopo la rapina la Golf nera si era già allontanata per due giorni da Lanciano, dov’era rientrata martedì. I tre giovani avevano incontrato alcuni connazionali e poi avevano deciso di scappare, repentinamente. «Ma è successo l’imponderabile, l’incidente», ricostruisce Alfredo Fabbrocini, dirigente dello Sco di Roma, «la pattuglia del Radiomobile è intervenuta come per un normale soccorso, per non destare sospetti. Sull’auto c’erano le valigie: il segnale era chiaro». Le indagini non sono ultimate ma, a quel punto, gli investigatori decidono di azzardare. I tre avevano ripulito l’appartamento e portato via gli effetti personali. «Dovevamo rendere giustizia a due persone anziane aggredite con una violenza inaudita e ingiustificata», rimarca Fabbrocini, «il prezzo delle loro sofferenze è 1.990 euro, tanto sono riusciti a prelevare i rapinatori». Confermato che i prelievi sono andati a buon fine solo allo sportello della Ubi banca.
LA VITA IN CITTÀ. Banditi stanziali, residenti nel cuore di Lanciano. I fratelli Turlica risiedono stabilmente in città da almeno un anno e lavoravano saltuariamente come manovali e giardinieri. Il cugino vive in Francia, da qualche mese si era trasferito in città, in vista dei colpi. Una foto li immortala sulla spiaggia di San Vito marina, mentre posano con bottiglie di birra e acqua. Ragazzi apparentemente normali, conosciutissimi nel quartiere, dediti per lo più a furti in bar e negozi. Ma capaci anche di azioni più violente, forse proprio sotto la guida di Colteanu. Adesso compito degli investigatori sarà trovare possibili collegamenti con le altre cinque rapine che hanno scosso il Frentano.
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