Il caso autovelox finisce dal prefetto

Bussi. Ricorso del comitato Protrignina: i 30mila verbali vanno ritenuti nulli
BUSSI SUL TIRINO. Dopo un primo intervento di rilevamento dello stato dei luoghi, lungo la strada statale 153 per L’Aquila (limite di velocità di 70 km/h), dove il Comune di Bussi ha posto un autovelox, Antonio Turdò, presidente dell’associazione comitato Protrignina di Abruzzo e Molise di San Salvo ha ufficialmente richiesto alla Prefettura di Pescara e alla polizia stradale una verifica sulla regolarità dell’apparecchiatura, che finora ha emesso circa 30mila verbali pari a circa 4 milioni di euro, per il superamento del limite di velocità consentito, suscitando proteste e ricorsi.
A incappare nei controlli, soprattutto gli automobilisti dell’Aquilano che percorrono quel tratto per raggiungere la Val Pescara e l’ingresso autostradale A25 Popoli-Bussi. Turdò afferma che la postazione, che consente il rilevamento di velocità nei due sensi di marcia «presenta rilievi di illegalità diffusa dovuti sia alla scarsa visibilità dell’apparecchio di rilevamento (Velocar Red/Spid-Evo-R) sia all’insufficiente segnaletica di preavviso. Non esistono i pannelli richiesti dalla legge, circa la segnalazione della postazione in funzione notturna», fa notare Turdò, «e durante la notte i verbali emessi presentano un aggravio del 30 per cento». Turdò confida che il suo ricorso sia accolto dagli organi di controllo e che le multe siano ritenute nulle fino a quando l'installazione della postazione di rilevamento verrà adeguata alle prescrizioni di legge. Il ricorso di Turdò si poggia sulle disposizioni di legge che dicono (Corte di Cassazione) che «è vietato usare mezzi di controllo elettronico che permette la contestazione in differita di velocità, in strade secondarie come è la Statale 153, che presentano una sola carreggiata a doppio senso di marcia e possibili intersezioni laterali o passaggio a livello, sulle quali possono transitare, max a 90 km orari tutte le tipologie di veicoli a motore».
Turdò ha allegato al suo ricorso un rilievo fotografico per dimostrare «che la postazione è completamente “imboscata” perché circondata da alberi che nascondono in modo evidente lo strumento di controllo elettronico: questo in violazione della direttiva Maroni, confermata negli aspetti di visibilità e trasparenza nell'utilizzo dei mezzi di controllo elettronico di velocità, dalla direttiva Minniti del ministero dell'Interno».(w.te.)
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