«Il caso di Pescaraporto affidato a un altro legale»

PESCARA. Un’altra polemica si abbatte sulla vicenda di Pescaraporto, la società di Milia e Mammarella che vorrebbe realizzare case invece degli uffici sulla riviera sud. Nei giorni scorsi, è emersa...
PESCARA. Un’altra polemica si abbatte sulla vicenda di Pescaraporto, la società di Milia e Mammarella che vorrebbe realizzare case invece degli uffici sulla riviera sud. Nei giorni scorsi, è emersa la notizia che la società ha presentato un nuovo ricorso al Tar per far annullare la delibera con cui il consiglio comunale ha negato il cambio di destinazione d’uso del cantiere da uffici ad appartamenti. Ieri, il capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli ha reso noto che il Comune ha affidato la difesa legale in giudizio ad un avvocato diverso da quello che fino ad oggi aveva seguito la vicenda.
«L’intricata vicenda di Pescaraporto», ha affermato, «si arricchisce di un’ulteriore anomalia, o stranezza amministrativa, su cui chiederemo al sindaco Alessandrini di fare chiarezza: all’improvviso, la dirigente dell’Avvocatura, l’avvocato Paola Di Marco, che ha seguito l’iter procedurale del fascicolo sin dall’inizio, ha deciso di lasciare il caso e di scaricare sulle spalle di un altro avvocato interno la difesa del Comune nel ricorso in atto intentato dalla società privata». «Si tratta sicuramente di una stimabile professionista», ha fatto presente, «che però dovrà comunque ricominciare da zero l’esame delle pratiche, al contrario del dirigente che già conosce ogni dettaglio della vicenda, e sicuramente la sua uscita rischia di rappresentare un indebolimento della difesa del Comune in sede di giudizio. Ovviamente andremo a fondo in questa storia, presentando anche un accesso agli atti per leggere tutte le carte».
«Continua a non piacerci la vicenda di Pescaraporto su cui, da aprile scorso, si sono ufficialmente accesi i riflettori della procura della Repubblica», ha ricordato Antonelli, «l’ultimo capitolo, di quella che sta assumendo i contorni di una saga, è il ricorso presentato dalla società contro il parere negativo al cambio di destinazione d’uso, in difformità al Piano regolatore generale, espresso dal consiglio comunale».
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