Il caso Feniello dà il via alle battaglie legali

28 Gennaio 2017

La famiglia si affida a un avvocato. Oggi a Silvi l’addio a Stefano

PESCARA. Ci credeva ancora, una settimana fa, che il suo Stefano era vivo. Ci credeva perché così gli aveva detto il prefetto: «Stefano Feniello è vivo, lo dobbiamo solo tirare fuori». Oggi alle 15, senza che nessuno, a suo dire, gli abbia mai comunicato che si erano sbagliati, Alessio Feniello con la moglie Maria celebrerà il funerale del figlio appena 25enne. A Silvi, dove abitano i Feniello e dove sarebbe andato a vivere Stefano con Francesca Bronzi (una degli undici superstiti della valanga di Rigopiano) quando si sarebbero sposati a giugno 2018.

Parte da questo terribile equivoco e da una tragedia senza pari la battaglia legale che i Feniello si apprestano a cominciare. Dando la stura, sembra di capire, a quella di tante altre famiglie coinvolte in questa terribile vicenda. «Come persone offese, i familiari hanno il diritto di essere informati costantemente e di depositate memorie e mezzi di prova», riferisce il legale della famiglia, l’avvocato Camillo Graziano, «perché l’unico obiettivo, adesso, è trovare il responsabile o i responsabili di questa tragedia».

Per questo, per l’autopsia, la famiglia si è affidata a un perito di parte, «per capire com’è morto Stefano, quando e perché», rimarca il legale indicando i passaggi che ancora non tornano: «Francesca e gli altri ragazzi che si sono salvati sono stati estratti sabato mattina, ma erano in contatto con i soccorritori già dal venerdì mattina, da prima ancora che fossero estratti i bambini. Probabilmente è stata Francesca a dire che lì sotto con lei c’era anche Stefano. Ha riferito di aver illuminato con il telefonino l’orologio che lui portava al braccio, di averlo chiamato e di aver sentito solo lamenti, almeno fino al giorno prima. Poi, però, non solo Stefano non è stato tirato fuori con Francesca, ma non sarebbe neanche mai stato lì, come ci hanno riferito i vigili del fuoco che hanno fatto il salvataggio. Allora? Dov’era, che cosa è successo nell’arco di tempo che è passato da quando hanno detto che Stefano era vivo fino a quando è stata data l’ufficialità della morte di Stefano, martedì mattina?».

E poi, ovviamente, tutti i temi che sono oggetto dell’inchiesta avviata dalla Procura. A cominciare dalla strada bloccata dalla neve, sul fatto che nonostante gli appelli e le sollecitazioni non è stata pulita dalla Provincia; per continuare con la mancata evacuazione dell’albergo «considerando anche», sottolinea l’avvocato, «che le scosse sismiche di quel mercoledì avevano spaventato ulteriormente gli ospiti dell’hotel». Ma non è solo tra gli enti e gli amministratori che la famiglia Feniello cerca giustizia. Alessio, il padre di Stefano che da poco era andato ad abitare a Marina di Città Sant’Angelo dove oggi è stato proclamato il lutto cittadino, ce l’ha anche con l’albergo. E in particolare con la mail di risposta a Stefano che il martedì, poco prima di mettersi in viaggio, aveva chiesto rassicurazioni sulle condizioni della strada. «Per ora abbiamo solo una parte della mail conservata da Francesca sul telefonino, ma ci procureremo l’originale, per metterlo agli atti della Procura e offrire ogni sbocco possibile di indagine. Nella mail l’albergo consiglia un’unica strada, specificando di non seguire ulteriori indicazioni del navigatore, in quanto le altre strade potevano essere chiuse per neve. Invece, l’albergo consiglia il percorso della provinciale garantendo che la strada era sempre tenuta pulita dalla Provincia e aperta anche in caso di forti nevicate. Cosa non vera», sottolinea l’avvocato, «perché all’indomani quella strada non era più percorribile». (s.d.l.)

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